L’Italia sarebbe pronta a seguire le misure prese ieri da Svezia e Danimarca sul fronte immigrazione: a riportarlo è il Corriere della Sera, che cita fonti vicine al governo, intenzionato in caso di emergenza a rimettere in atto i controlli al confine con la Slovenia.

Come già dichiarava nella giornata di ieri il portavoce del Ministero tedesco degli Esteri, il trattato di Schengen è sempre più in crisi. Per ora quella dell’Italia pare essere solo un’intenzione, ma l’intensificarsi degli arrivi dei migranti, provenienti illegalmente proprio dalla Slovenia, potrebbe causare il ritorno di pattuglie di polizia lungo la frontiera dei due Paesi, con controlli stradali e ferroviari.

Le persone che dalla Slovenia arrivano in Italia privi di documenti e non registrati dalla polizia, attesta il Viminale, sarebbero all’incirca 300 o 400 a settimana: cifre insostenibili per la macchina dell’accoglienza nostrana, come avrebbe stabilito anche il fallimento del meccanismo della relocation.

Sarebbero all’incirca 200 gli stranieri che sono stati condotti in altri Paesi da fine settembre, ovvero da quando sono stati siglati gli accordi. Poca cosa rispetto alle 80 persone al giorno che avrebbero dovuto essere redistribuite tra gli Stati membri dell’Unione Europea, sopratutto se si pensa alla prospettiva dello spostamento di 40mila profughi in due anni promessa a Italia e Grecia.

L’Italia verrebbe spinta da questi nuovi provvedimenti anche a causa della stretta dei due Paesi scandinavi citati poco sopra, che almeno in parte dirotterebbe il flusso migratorio verso sud: la Francia dopo gli attentati di Parigi ha tra l’altro chiuso i confini all’immigrazione.

Inoltre Bruxelles sembra aver preso di mira l’Italia proprio per la mancata registrazione degli immigrati arrivati, tanto da aver aperto una procedura di infrazione a questo proposito. Nel piano che è stato proposto ad Angelino Alfano si discute dunque della reintroduzione dei controlli ai valichi, lasciando libero solo gli spostamenti aerei: misure di sicurezza, come hanno esplicitato in Viminale, rese necessarie dalla mancata collaborazione degli Stati Europei che avevano dato la propria parola durante l’estate.