Si è risolto con un nuovo piano d’azione l’incontro organizzato a Bruxelles tra i leader di undici Paesi europei (Germania, Austria, Grecia, Romania, Ungheria, Croazia, Slovenia, Bulgaria, Serbia, Albania e Macedonia) che ha avuto come ordine del giorno la crisi dell’immigrazione lunga la rotta dei Balcani.

Il Presidente Jean-Claude Juncker è arrivato in extremis a un accordo tra gli Stati presenti al vertice, nonostante Croazia, Ungheria, Bulgaria e Slovenia abbiano mostrato sin dall’inizio la grande tensione che vige nell’area, con un crescente pessimismo che a metà riunione ha fatto presagire il peggio.

Viktor Orban ha chiesto di seguire l’esempio fornito dal suo Paese chiudendo tutte le frontiere, quindi c’è stato un giro di accuse reciproche tra Slovenia e Croazia, seguito da uno scaricabarile sulla Grecia, che ha però a sua volta recriminato sul ruolo della Turchia, tra l’altro assente non invitata alla riunione.

È stato invece stipulato un piano in 17 punti che è entrato in vigore immediatamente, su richiesta dello stesso Juncker, il quale ha affermato che “in Europa i problemi di alcuni sono i problemi di tutti gli altri” e che è “inaccettabile che nel 2015 ci siano persone lasciate a dormire nei campi e costrette ad attraversare fiumi con l’acqua che arriva al petto in temperature glaciali“.

Proprio per ovviare a queste situazioni il nuovo piano Ue prevede che a tutti i migranti sia prestata assistenza nella forma di cibo, acqua, riparo e assistenza medica: a garantire tutto ciò il supporto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati  e se necessario della Protezione civile europea.

Tra gli altri punti c’è l’incremento dell’accoglienza in Grecia entro la fine dell’anno, per un totale di 30mila nuovi posti. L’Alto Commissariato garantirà aiuti economici e programmi per l’accoglienza in famiglie per almeno 20mila ulteriori persone. Altri 50mila profughi verranno dislocati lungo i Paesi sulla rotta dei Balcani.

È stato poi predisposto l’invio in Slovenia di 400 ufficiali di polizia entro una settimana, al fine di fornire aiuto indispensabile alle forze dell’ordine locali. Supporto previsto anche per la Grecia, con un rafforzamento della missione Poseidon e della presenza di Frontez nel mare Egeo, per aumentare la capacità di registrazione del Paese ellenico.

I Paesi membri dovranno infine scambiarsi quotidianamente informazioni su entrate e uscite dalle frontiere da parte dei migranti, per agevolare il controllo del flusso. Sull’applicazione di queste misure la Commissione vigilerà producendo report settimanali