Matteo Renzi risponde all’isolamento in cui si è venuta a trovare l’Italia in tema di immigrazione dopo la prima giornata del vertice di Tallinn, in cui la proposta del nostro Paese agli altri Stati europei di aprire i loro porti ai migranti è stata respinta.

Il segretario del Pd è tornato sul tema dello ius soli e lo ha collegato a quello dell’accoglienza, ammettendo i limiti oggettivi con cui il Paese dovrà confrontarsi: “Chi dice che lo ius soli rovina l’Italia non si rende conto che è una norma di civiltà, non c’entra con la sicurezza. Ma dobbiamo anche dire che ci deve essere un numero chiuso di arrivi, non ci dobbiamo sentire in colpa se non possiamo accogliere tutti. Noi dobbiamo salvare tutti, ma non possiamo accogliere tutti”.

L’annuncio arriva nel corso della rassegna stampa del leader del Pd, che promette una ritorsione immediata contro l’Unione Europea nel corso del 2018, nel caso la situazione non cambi: “Nel 2018 si discuterà del bilancio. Se altri Paesi che si sono impegnati ad accogliere non lo fanno, credo sia giusto che l’Italia dica che non contribuirà a pagare 20 miliardi al bilancio Ue. Loro bloccano i porti, noi blocchiamo i fondi, questo non è un ricatto, è una constatazione”.

E Renzi risponde anche a chi come Emma Bonino aveva ricordato che l’attuale emergenza italiana non sarebbe stata creata che dagli accordi presi dal governo dell’ex Presidente del Consiglio. Secondo Renzi invece si tratta della congiunzione di alcune normative sottoscritte e di altre che sono state disattese: “La posizione dell’Ue non dipende dalla scelta dell’ultimo governo, ma da un regolamento di Dublino poi modificato e reso forte nel 2013 che decide che chi arriva in Ue va accolto dai singoli paesi di primo approdo. Nel 2015 abbiamo fatto un accordo perché anche altri paesi Ue potessero farsi carico ma è rimasto sulla carta. Gli accordi che hanno segnato il primo approdo dei migranti sono del 2003 e poi del 2013”.