Una missione delicata, quella dell’alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Federica Mogherini, che oggi si trova a New York per partecipare alla prima riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il funzionario dell’Ue è infatti incaricata di esporre a tutti e membri delle Nazioni Unite il famoso piano sull’immigrazione, e per sensibilizzare in particolar modo i Paesi extra-europei.

Tra le maggiori preoccupazioni dell’Ue c’è l’ottenimento di un mandato internazionale allo scopo di compiere azioni militari in acque libiche (identificare trafficanti e distruggerne in maniera preventiva i barconi, decisione fortemente messa in discussione da più interlocutori).

Nel frattempo al lavoro c’è anche Dimitri Avramopulos, commissario europeo per gli affari interni e l’immigrazione, che sta per ultimare l’Agenda per l’immigrazione che dovrà poi essere approvata dal collegio dei commissari.

I punti più importanti del piano prevedono gli aiuti alle nazioni di origine e di transito dei migranti, il pattugliamento delle frontiere della Libia e degli stati confinanti, l’operazione militare contro gli scafisti già accennata e la distribuzione dei profughi arrivati in Europa in maniera equa.

Non vi sarebbero ostacoli economici all’approvazione dell’Agenda, dato che la stessa Europa può attingere a un budget di 20 milioni di euro, essendo primo donatore mondiale.

Il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni è già sicuro del voto favorevole di Francia, Lituania, Spagna e Regno Unito, ma restano in forse gli altri undici componenti del Consiglio. Potenzialmente propensa anche la Russia, che non ha per ora chiesto di discutere le proprie sanzioni.
A spaventare i più ci sarebbe il punto delle redistribuzione dei migranti tra i vari Paesi membri, secondo un sistema di quote basate sulla ricchezza, tasso di disoccupazione e asili già concessi.

Molto probabilmente si farà leva su un articolo del Trattato di Lisbona che rende possibile l’adozione di misure temporanee in caso di una situazione d’emergenza derivante proprio da un’afflusso improvviso di cittadini di stati terzi. Un articolo che in consiglio dovrà approvare a maggioranza, nonostante la possibilità di veto, vista l’evidenza empirica dell’emergenza immigrazione.

Da discutere invece i numeri riguardanti questa redistribuzione, che oscillano molto ampiamente tra 5 e 20mila unità, anche se la speranza di Avramopoulos è che ci si possa avvicinare maggiormente alla seconda ipotesi.