Quella del canale di Sicilia non è stata l’unica tragedia marittima di ieri. Anche la Grecia affronta il problema dell’immigrazione via mare e proprio ieri un barcone con a bordo 200 persone è naufragato lungo la costa dell’isola di Rodi.

Il mar Egeo si tinge dunque di rosso: secondo le prime caute stime della polizia portuale solo 93 persone sono state tratte in salvo dai soccorsi arrivati. 30 tra questi sono stati portati in ospedale.

Tre invece i corpi delle vittime dell’incidente ripescati dal mare, e tra di questi c’è anche quello di un bambino. Tuttavia si teme che il bilancio sia destinato a salire nelle prossime ore.

Stando alle testimonianze dei presenti il barcone avrebbe urtato contro uno scoglio di fronte alla spiaggia di Zephyros, per poi iniziare a inabissarsi. Le circa 200 persone presenti sull’imbarcazione avrebbero iniziato a calarsi in acqua senza attendere l’arrivo dei soccorsi, tentando di raggiungere la riva: alcuni sono riusciti a salvarsi aggrappandosi ai pezzi galleggianti del relitto, mentre altri sono stati salvati dalle squadre di soccorso e dai presenti sul posto.

Le autorità che stanno investigando sull’accaduto ritengono che l’imbarcazione provenisse dalla Turchia, cosa usuale per l’immigrazione verso la Grecia. Il naufragio sarebbe stato causato dall’abbandono della nave da parte dei trafficanti, che l’avevano lasciata al suo destino ben prima di essere arrivati a destinazione, a Rodi.

Il flusso migratorio verso la Grecia si è molto intensificato nelle ultime settimane, e le stime parlano di circa 100 arrivi al giorno. La maggior parte dei migranti proviene dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan e dall’Africa subsahariana.

Le autorità hanno predisposto un piano per l’accoglienza dei migranti, che verranno trasferiti nel resto del Paese, dove si dispone di strutture adatta a ospitarli, tra cui, in caso di necessità, anche sedi militari e governative ormai abbandonate.

Per far fronte alle spese sempre più ingenti sono stati chiesti finanziamenti e appoggi all’Unione Europea, che forse potranno confluire nel piano oggi presentato in Lussembergo per far fronte all’emergenza.