È un Matteo Renzi deciso ad affrontare l’emergenza immigrazione, quello che viene tratteggiato dall’intervista concessa al Corriere della Sera.

Tra le preoccupazioni più pressanti del premier italiano vi è la necessità di riconsiderare la questione da un punto di vista europeo se non proprio internazionale: “Credo stia emergendo la verità sui migranti: non è un problema italiano su cui speculare per mezzo punto di sondaggio, ma una grande crisi mondiale e europea da affrontare a Bruxelles, non a Lampedusa. Questa è stata la prima battaglia del mio governo: chiedere l’internazionalizzazione di questa crisi”.

A questo proposito l’ex sindaco di Firenze si dichiara di stufo della politica europea sull’immigrazione caratterizzata da continue risposte a emergenze che ormai sono divenute la normalità e dalla frammentazione delle politiche migratorie dei vari stati, e chiede un vero e proprio diritto d’asilo europeo:”È finito il tempo dei minuti di silenzio: si scelga finalmente di superare Dublino e di avere una politica di immigrazione europea, con un diritto d’asilo europeo. Questa sarà la battaglia dei prossimi mesi. Ci vorrebbero mesi, ma avremmo un’unica politica europea di asilo, non tante politiche quanti sono i vari Paesi. Andremmo negli Stati di provenienza per valutare le richieste di asilo, evitando i viaggi della morte. Gestiremmo insieme anche i rimpatri.”

Renzi ricorda lo sforzo italiano compiuto con Mare Nostrum e si lamenta dei provvedimenti ancora inefficaci presi per sostituire l’operazione: “Mare Nostrum aveva caricato tutte le questioni sull’Italia: noi abbiamo chiesto solidarietà e coinvolgimento. Dopo la strage di aprile e il vertice straordinario che ne è seguito sono arrivati i primi provvedimenti. Ancora pochi, spesso miopi, frammentati.”

Ma sembra impossibile fermarsi all’aspetto dell’accoglienza, e Renzi parrebbe appoggiare una politica internazionale d’intervento nei Paesi da cui provengono i migranti: “Non dobbiamo solo tamponare l’emergenza, ma anche avere un ruolo maggiore in Africa e in Medio Oriente. Investire di più sulla cooperazione internazionale. Agevolare i rimpatri. E bloccare i trafficanti di uomini, per sempre. Questo è il momento giusto per lanciare un’offensiva politica e diplomatica. L’Europa deve smettere di commuoversi e iniziare a muoversi”.