Continua il braccio di ferro tra Matteo Renzi e l’Unione Europea, questa volta in tema immigrazione e flessibilità dei bilanci.

È infatti implicitamente indirizzata al premier italiano la comunicazione del presidente Juncker agli stati membri nei quali si afferma che i tre miliardi di euro destinati al finanziamento della Turchia per il suo contributo nella gestione della crisi dell’immigrazione non verranno conteggiati nel deficit del bilancio.

Doccia fredda dunque per l’Italia, che aveva chiesto maggiore flessibilità proprio su questa questione, rimarcando le tante spese per il suo ruolo in prima linea nell’accoglienza degli immigrati e dei richiedenti asilo: sono proprio tre miliardi, ovvero lo 0,2% del Pil, a mancare all’Italia.

In viaggio in Africa, Renzi ha affermato che una simile differenza di trattamento equivale a fare distinzioni sulle vite da salvare tra coloro che cercano rifugio in Europa: “Noi italiani pensiamo che i migranti siano tutti uguali. Non è possibile considerare le vite da salvare nel Mar Egeo diverse da quelle da salvare nel Mar Tirreno. Il fatto che le spese per salvare i bambini che navigano dalla Turchia alla Grecia siano fuori dal Patto di Stabilità è finalmente un fatto positivo. Pensare di considerare in modo diverso le spese per salvare i bambini eritrei che arrivano in Sicilia mi sembra assurdo e illogico. Solo una perversione burocratica può fare distinzioni tra le vite da salvare“.

La polemica, già acuita dagli scontri sulla gestione del salvataggio delle banche italiane, è tutta giocata sul filo della rivendicazione umanista contro la rigidità dei burocrati europei: “A questo punto noi daremo il nostro contributo alla Turchia per salvare esseri umani. E faremo ogni sforzo per salvare vite umane nel Mediterraneo: abbiamo salvato, e continueremo a farlo, migliaia di vite mentre l’Europa si girava dall’altra parte. Prima del patto di stabilità c’è un patto di umanità. Se poi vogliono aprire una procedura contro l’Italia, facciano pure: noi andiamo avanti. Per noi Europa significa valori e ideali, non polemiche da professionisti dello zero virgola”.

Dal canto suo la Commissione Europea tiene a ricordare che tutto ciò di cui si sta discutendo era già noto da dicembre e che le richieste italiane di flessibilità verranno esaminata a primavera e i provvedimenti verranno presi ex post, sul merito delle spese effettuate. Secondo le stime dell’Unione Europea, che ha diviso i contributi in base al Pil dei Paesi membri, l’Italia dovrebbe versare sul fondo per la Turchia circa 281 milioni di euro.