Rischia di naufragare immediatamente il piano di ricollocamento voluto dall’Unione Europea per fa fronte all’emergenza immigrazione.

Secondo alcune fonti interne per l’Italia troverà una nuova casa ai migranti giunti nel suo territorio potrebbe essere un’impresa ardua: sono infatti soltanto sei i Paesi europei – Grecia, Germania, Lussemburgo, Austria, Spagna e Svezia – che hanno dato la propria disponibilità all’accoglienza, peraltro con cifre limitate.

Facendo un calcolo approssimativo è stato stimato che per riuscire a ricollocare 40mila profughi in due anni l’Italia dovrebbe avere a disposizione 1500 posti garantiti dagli altri Stati ogni mese. Cifre al di fuori della realtà, se si pensa che l’aereo che questa settimana partirà con a bordo un centinaio di migranti è di fatto l’ultimo possibile, in quanto sono stati già esauriti i posti messi a disposizione dagli Stati sopraccitati.

A venire meno sono poi anche gli agenti di Frontex dispiegati per l’operazione: l’Unione Europea ha fatto sapere che sono state impiegate solo 291 guardie di frontiere, provenienti dagli Stati dell’UE e associate a Schengen, a fronte di una richiesta di 775 persone: calcolando in termini di ore lavorative si può affermare che solo un quarto del necessario è stato coperto.

Rimane poi molto difficile anche per l’Italia rispettare le quote esatte stabilite. Per esempio è stato molto difficile arrivare a raggruppare i profughi eritrei per la quale la Svezia si era resa disponibile, ed è stato possibile solo dopo un lungo lavoro di ricerca; impossibile invece trovare siriani intenzionati a partire per il Paese scandinavo. Difficoltà che si sono riscontrate anche in Grecia, per il primo nucleo di siriani in partenza verso il Lussemburgo.

Alla base ci sarebbe sopratutto un problema di comunicazione, dato che i profughi avrebbero timore a imbarcarsi sugli aerei per il timore di essere riportati al di fuori dei confini dell’Unione Europea attraversati dopo tanti sacrifici e ingenti investimenti.