Arrivano notizie preoccupanti legate al tema dell’immigrazione: al confine tra Grecia e Macedonia, nella città di frontiera di Idomeni, gli agenti di polizia di questo Paese hanno sparato del gas lacrimogeno contro un gruppo di rifugiati che erano riusciti ad abbattere la barriera di ferro spinato.

A quanto sembra a dare il via alla violenza sarebbe stata la notizia circolata tra i migranti riguardo all’intenzione delle autorità macedoni di aprire la frontiera dopo che era stata bloccata per molte ore.

Centinaia di persone – si parla di oltre 500 – si sono dunque radunate e con l’ausilio di pali di metallo hanno buttato giù la recinzione, scavando di sotto e spingendola verso l’esterno. Nei susseguenti scontri almeno due persone sarebbero svenute in seguito all’uso dei gas e della colluttazione venutasi a creare, con tanto di lanci di pietre verso gli agenti.

Sono circa 6500 le persone – per la maggior parte siriani e iracheni – che sono bloccati dal lato greco del confine, con poco cibo e senza alcun riparo o assistenza medica, in attesa che la Macedonia li accolga nel proprio territorio: le autorità però hanno deciso di limitare le entrate e l’attesa si è prolungata a dismisura.

Ieri la Cancelliera Angela Merkel aveva invitato l’Europa ad aiutare la Grecia ad affrontare le ondate di immigrazione cui è sottoposta regolarmente, difendendo al contempo la propria posizione riguardo all’eliminazione di qualsiasi limite numerico agli arrivi, non essendoci alcun piano alternativo a disposizione.

Dall’altra parte la Grecia, che ha duramente criticato la decisione dell’Austria di regolare strettamente le entrate giornaliere, teme di diventare una sorta di parcheggio per i rifugiati mentre i Paesi confinanti adottano misure sempre più aggressive o protezionistiche: attualmente sono 22mila le persone presenti in territorio greco che attendono di dirigersi verso l’Europa del nord.

Il Ministro greco per le politiche migratorie aveva avvertito i colleghi europei di non poter accettare l’ipotesi di trasformarsi in ciò che il Libano è diventato per l’Africa e il Medio Oriente, ovvero “un magazzino di anime”.