L’Unione Europea si spacca sulle nuove politiche per l’immigrazione. In particolare gli Stati membri faticano a trovare una convergenza sulle quote obbligatorie di migranti da accogliere sul loro territorio. Se l’Italia si dichiara favorevole, Gran Bretagna, Repubblica Ceca e Slovacchia nelle scorse ore hanno ribadito il loro secco no, proprio mentre la Commissione Europea adottava finalmente una nuova agenda per la gestione dell’immigrazione.

Il Ministro degli Interni britannico Theresa May ha criticato la posizione di Federica Mogherini,  Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. La leader britannica sostiene infatti che vietare il respingimento dei migranti in mare non farà altro che incoraggiare gli sbarchi.

Sulla stessa linea il premier slovacco Robert Fico che si è detto contrario alle quote immigrazione, vedendole come un’imposizione dell’UE che mina la volontà delle singole nazioni. Anche il primo ministro ceco Bohuslav Sobotka ha avanzato dei dubbi sul sistema delle quote e teme che le forzature dell’UE possano compromettere un dibattito sereno sulla gestione dei flussi migratori nell’Unione Europea.

La reazione di Martin Schulz alla chiusura di alcuni Stati membri non si è fatta attendere. Il Presidente del Parlamento europeo ha spiegato che questo atteggiamento denota solo un grande egoismo, contrario allo spirito solidale con cui è nata la Comunità Europea.

Adesso è visibile perché a Bruxelles vengono ostacolate le istituzioni comuni: è chiaro che alcuni Paesi membri seguono freddamente solo i propri interessi, ha detto Schulz.

Schulz ha poi fatto notare che il 90% dei profughi viene accolto solo da 10 Stati membri, mentre gli altri 18 se ne lavano le mani. Il carico maggiore, inoltre, pesa solo su 4 Paesi. Per porre fine a queste disuguaglianze, l’UE approverà già entro la fine di maggio le prime misure per la ridistribuzione dei richiedenti asilo su tutto il territorio comunitario. Entro la fine del 2015 sarà poi approvato il piano definitivo per gestire l’emergenza immigrazione.

A dichiararsi favorevoli alle quote prestabilite di profughi a cui concedere asilo sono i Paesi del Mediterraneo, più esposti ai flussi migratori. Oltre all’Italia, la Spagna, la Grecia, la Francia e Malta sono tra i maggiori sostenitori dell’agenda. Favorevoli anche la Germania,  la Svezia, l’Austria e i Paesi Bassi. Contrari all’accoglienza ”imposta” dall’UE sono la Gran Bretagna e quasi tutti i Paesi dell’Est: la Polonia,  i Paesi baltici, l’Ungheria, la Romania, e le già citate Repubblica Ceca e Slovacchia.

Come anticipato dal Commissario per l’immigrazione Dimitri Avramopoulos, le quote verranno determinate sulla base di 4 criteri: il numero di abitanti, il tasso di disoccupazione, il PIL e i profughi già accolti dallo Stato membro. In caso di approvazione del piano, l’Italia dovrebbe accogliere circa 2.000 profughi, pari al 9,94% dei 20 mila profughi coinvolti nel reinsediamento. Per quanto riguarda i migranti che entrano direttamente in Europa la quota assegnata all’Italia sarebbe dell’11,84%. A Germania e Francia spetterebbe il carico maggiore, rispettivamente il 18,42% e il 14,17%.

Gran Bretagna e Irlanda potranno invece rifiutare di aderire alle nuove politiche UE sull’immigrazione in virtù delle clausole previste dal titolo V della parte terza dei Trattati.