Fino al 5 gennaio 2014 Firenze ospiterà nella Reggia di Palazzo Pitti una preziosa rassegna di pittura impressionista: 12 i capolavori provenienti dal Museo d’Orsay, da Degas a Monet, passando per Cézanne, Renoir e Pissarro, fino a Latour e Paul Guigou, per un’eccezionale esposizione ospitata dal Salone da Ballo del Quartiere d’Inverno della Galleria d’arte moderna.

Un evento straordinario, reso possibile dal percorso di scambio che lega Firenze e Parigi dall’inizio dell’anno: le opere in arrivo dal Musée d’Orsay, tempio indiscusso dell’Impressionismo, rappresentano infatti la controparte del prestito di 19 opere di maestri toscani da parte della Galleria d’arte moderna in occasione della mostra “I Macchiaioli, des impressionistes italiens?” (Museo de l’Orangerie, 10 aprile – 22 luglio 2013)

Un percorso che “Non vuole divenire un contributo critico alla lettura del movimento impressionista - spiega Condemi nel suo saggio in catalogo – bensì suggerire alcune possibili corrispondenze tra il movimento francese e quello toscano». Un legame tra l’altro testimoniato da carteggi e memorie di soggiorni degli uni a Firenze e degli altri a Parigi, ed incarnato dal Caffè Michelangelo, che alla fine del XIX secolo rappresentò per gli artisti toscani, in rivolta contro la tradizione accademica, un luogo per partecipare a dibattiti e confrontarsi con personalità straniere, in primis francesi. Proprio per suggerire un questo tipo di confronto, presentate in mostra insieme ai dipinti del d’Orsay, due tele di Pissarro e un piccolo paesaggio di Alphonse Maureau (1877) acquistate a Parigi da Diego Martelli, critico d’arte molto vicino ai pittori macchiaioli nonché uno dei primi sostenitori in Italia dell’impressionismo. Tali opere, spiega Condemi, «avevano fatto ritenere al critico fiorentino come fosse possibile evidenziare i collegamenti tra le correnti esponendo uno accanto all’altro i dipinti macchiaioli ed impressionisti, indicando così agli artisti toscani gli inevitabili legami tra i due linguaggi artistici, già segnalati del resto nelle numerose lettere spedite agli amici durante i soggiorni parigini».

Una rara occasione quindi per riflettere sul pensiero culturale e filosofico che già verso il settimo decennio dell’Ottocento ha condotto a risultati così moderni. A far da guida un percorso espositivo appositamente studiato e strutturato in due sezioni, diverse ma affini, che ne facilitano la comprensione: la prima, l’En plein air, dedicata alle rappresentazioni di esterni, ai paesaggi ed al rapporto con la luce e le sue vibrazioni ed una seconda, dedicata agli interni.

Da segnalare tra i dipinti in mostra ‘Lavandaia‘ di Paul Guigou (1860); ‘Sentiero in mezzo al bosco in estate‘ e ‘Un angolo di giardino all’Hermitage‘ di Camille Pissarro (1877), mentre di Claude Monet la tavola del 1875 ‘Les Tuileries‘ e del 1890 ‘La Senna a Port-Villez’“; le due nature morte di Cézanne ‘Il vaso blu’ del 1889-90 e ‘Natura morta con cassetto aperto’ del 1877-79 e, a conclusione del percorso, un ritratto del 1911 di Pierre-Auguste Renoir ‘Gabrielle con la rosa’.