L’ espressione in calce è una locuzione di origine latina, derivata da ‘calx calcis’, ovvero ‘tallone’, ‘calcagno’, da cui il significato “in fondo”.  Il termine è stato dapprima usato per indicare la parte bassa del fucile (il ‘calcio’, per l’ appunto), quindi, più in generale, per designare la parte bassa di qualcosa. “Firmare in calce” significa dunque porre la firma più sotto, in basso, in fondo al foglio. Allo stesso modo, una “nota in calce” sarà posta a piè di pagina.

Secondo una diversa interpretazione, l’ espressione deriverebbe invece dal linguaggio sportivo e precisamente dalla parola greca ‘calix’, letteralmente ‘calce’, la stessa utilizzata per segnalare l’ arrivo della corsa delle bighe, così che il bianco acceso della striscia lo rendesse ben visibile anche da lontano. Da qui il significato di “alla fine”, “al termine”.

Quale che sia la derivazione corretta, l’ espressione in calce è ancora oggi utilizzata frequentemente nel linguaggio burocratico per indicare la posizione (in basso, alla fine del testo, in fondo alla pagina) di una nota aggiunta al documento o della firma dei contraenti.

Esempi di utilizzo di dell’ espressione in calce possono essere le frasi: “In calce ad ogni e-mail è necessario riportare il proprio nome, la posizione in azienda, il nome e l’ indirizzo dell’ azienda, numero di telefono, fax, indirizzo e-mail e sito web”; “Apporre la propria firma in calce allo scritto, per accettarne il contenuto”; “La firma autografa, apposta in calce al documento, esprime il consenso del firmatario sul contenuto dell’atto sottoscritto”; “Le note a piè di pagina sono quelle che, in un testo stampato, sono collocate in calce a ogni pagina”. E ancora i modi di dire: “fare una nota in calce al foglio”, “porre l’ indirizzo in calce alla domanda”, “avvertenza da inserire in calce alle e-mail”, “vedi link in calce”, ecc.