È stato condannato a 3 anni e 8 mesi per calunnia aggravata, simulazione di reato e porto d’arma clandestina, ha scontato 127 giorni di custodia cautelare prima di tornare libero.

Questa è la storia del regista Stefano Calvagna che il 17 febbraio 2009 è stato raggiunto da sette colpi di pistola all’uscita del Teatro San Saba a Roma, ma non è stato considerato una vittima bensì un colpevole.

Secondo le indagini infatti Stefano Calvagna avrebbe organizzato da solo il tentato omicidio e sarebbe così stato arrestato.

Dopo averne scritto un libro, uscito nel 2011, e dal titolo ‘Cronaca di un assurdo normale’, Calvagna ne ha tratto un film, cui sceneggiatura è stata affidata ad un altro regista.

Quanto alla sua vicenda spiega che “gli atti degli inquirenti sono pieni di omissioni, hanno perfino parlato di falsa gambizzazione, e i giornalisti hanno scritto cose non vere. Ma questo film non e’ un atto di difesa”.

Secondo l’opinione del regista i mandanti di questo tentato omicidio furono Alessandro Presutti, che aveva finanziato il film ‘Il lupo’, e Carlo Bernabei, suo ex collaboratore.

Le riprese del film sono concluse, ci sono voluti 30 giorni, 15 mila euro e 17.000 metri quadrati di palestra.