Sono ancora tutte da accertare le cause dell’incendio che nella notte, intorno all’una, si è sviluppato all’ospedale San Camillo di Roma. Il tutto è accaduto all’interno di una stanza sita al secondo piano del padiglione Maroncelli, nel reparto di Medicina. L’incendio si sarebbe originato sotto il letto di un paziente di 65 anni, morto carbonizzato ma sono ancora ignote le cause di quanto accaduto. L’uomo si chiamava Gheorge Andoni, era di origini moldave e si sarebbe trovato al San Camillo per l’amputazione di un piede.

I vigili del fuoco, accorsi per sedare l’incendio al San Camillo, avrebbero poi deciso di evacuare due piani dello stabile, in via precauzionale, e almeno settanta pazienti sarebbero stati trasferiti in altre zone del nosocomio romano. Al momento dello scoppio dell’incendio, infatti, nel reparto erano presenti almeno centosessantuno degenti.

Il fatto che sia scoppiato l’incendio sotto il letto del paziente poi morto carbonizzato resta davvero un mistero. Almeno fino a questo momento. A quanto pare il reparto era stato sottoposto a ristrutturazione e tutto avrebbe dovuto essere a norma. Le fiamme sarebbero state talmente vive da fondere gli infissi in alluminio, da far scoppiare i vetri e da far cedere anche il controsoffitto. Il mistero resta fitto anche perché l’apparecchio dell’ossigeno (l’unico che forse avrebbe potuto provocare tutto ciò) sarebbe stato spento.

Secondo alcune testimonianze, l’uomo morto carbonizzato al San Camillo avrebbe avuto anche gravi problemi mentali. Il suo compagno di stanza sarebbe riuscito a fuggire in tempo e a salvarsi la vita. Sarebbe stato proprio lui a spiegare che l’incendio si sarebbe originato sotto il letto del compagno di stanza e a dare l’allarme. Quando il personale è giunto in stanza, però, per il paziente non ci sarebbe stato già più nulla da fare.