Dichiarato lo stato di emergenza nella provincia dell’Alberta, una delle più ricche del Canada, devastata da domenica da un incendio che si estende ormai in un area stimata intorno ai 100 chilometri quadrati.

Oltre 90 mila le persone evacuate nella zona di Fort McCurray, famosa per la produzione del petrolio dalle sabbie bituminose. Circa 1.600 edifici già divorati dalle fiamme, che complici il vento dei giorni scorsi e le temperature superiori alla media stagionale, si sono propagate molto rapidamente. Fino a lunedì, il rogo era stato contenuto nella zona Sud della città, successivamente il vento, che ha soffiato con raffiche fino a 50 chilometri orari, ha sospinto le fiamme verso nord-est, mettendo in pericolo le aree di Thickwood e Timberlea, così che nella giornata di ieri l’ ordine di evacuazione si è esteso a tutte le aree urbane nel raggio di 50 chilometri da Fort McCurray. I residenti sono ora ospitati negli immensi villaggi di bungalow messi a disposizione dalle compagnie petrolifere, cuore dell’economia della regione.

Nonostante le centinaia di vigili del fuoco impegnati nel tentativo di domare le fiamme con l’ausilio di aerei-cisterna e una dozzina di elicotteri, nella serata di ieri l’incendio si è quindi pericolosamente avvicinato all’aeroporto della città, costringendo le autorità a cancellare tutti i voli. Il primo ministro, Justin Trudeau, si è dichiarato pronto ad inviare aerei militari in sostegno dei vigili del fuoco.

Ad ora non si segnalano vittime o feriti tra la popolazione, ma le autorità temono che se l’incendio non verrà domato entro le prossime 24 ore, buona parte di Fort McCurray e delle aree confinanti verrà completamente distrutta.

Sospese per precauzione anche le attività di diverse aziende petrolifere, che hanno chiuso gli oleodotti, causando (assieme agli incessanti combattimenti in Libia) un sensibile rialzo dei prezzi del petrolio. Il greggio rappresenta il 10 % del pil del Paese.