Sfruttamento, lavoro nero e immigrazione sono i responsabili di una tragica vicenda avvenuta durante la scorsa domenica, 1 dicembre, in una fabbrica-dormitorio di Prato. Un incendio ha colto di sorpresa una decina di operai cinesi impiegati in un’azienda tessile nella zona Macrolotto : alcuni di loro dormivano, altri erano già alle macchine da cucire.

Sono 7 i corpi ritrovati completamente carbonizzati, all’inizio è stato difficile anche determinarne il sesso: erano incastrati sotto i detriti del tetto distrutto nel rogo. Uno di loro ha tentato la fuga dalla finestra che aveva inutilmente rotto nel tentativo di salvarsi, rimanendo poi bloccato dalle sbarre dell’inferriata.

Sono sopravvissuti in tre, due dei quali molto gravi sono ricoverati per intossicazione da monossido al reparto di rianimazione dell’Ospedale Nuovo di Prato.

L’allarme è stato dato in mattinata da un ex carabiniere, Leonardo Tuci dell’Associazione nazionale carabinieri in congedo, che ha raccontato ai microfoni dell’Ansa: “Stavo passando con la mia auto – racconta  - quando ho visto una colonna di fumo provenire dal capannone. Mi sono avvicinato e ho visto che c’erano alcuni cinesi che mi venivano incontro piangendo e urlando. Sono corso verso il capannone e ho visto un cinese che con un estintore in mano cercava di spengere l’incendio. Allora ho preso anche io un estintore per aiutarlo. Era stremato, anche per il freddo, e continuavo a sentire le urla dei cinesi“.