Gli inquirenti nella giornata di ieri hanno sentito Salvatore Ligresti nell’ambito dell’inchiesta su Fonsai. L’imprenditore siciliano non ha voluto rispondere al Gip Franco Cantù Rajnoldi perché la sua strategia è quella di parlare direttamente con il Pm di Torino la prossima settimana, quando saranno sentiti tutti i membri della famiglia (tranne il figlio ancora in Svizzera) e i manager coinvolti.

L’arresto in blocco da parte del tribunale di Torino di Salvatore, Jonella e Giulia Ligresti, dell’ex ad di Fonsai, Fausto Marchionni, del suo successore, Emanuele Erbetta, dell’ex vicepresidente, Antonio Talarico e il mandato di cattura internazionale per Paolo Ligresti, per il reato di false comunicazioni sociali, colpevoli di avere nascosto la carenza di 600 milioni di euro nella riserva sinistri, la cui mancata comunicazione avrebbe provocato un grave danno per le scelte degli investitori, si parla di un danno ad oltre 10.000 investitori.

Dopo l’arresto, nella conferenza stampa del Comando provinciale di Torino della Guardia di Finanza, è stato dipinto un quadro di una società schiava di interessi particolari come quelli della famiglia Ligresti che, attraverso Premafin, sulla quale era già aperta un’inchiesta a Milano, possedeva il 30% di Fonsai. A insospettire i pm torinesi, invece, quelli che alla fine hanno fatto scattare le manette ai polsi dei managers sono state compravendite definite “incongrue” e in particolare quella di Atahotel che prima era in mano a Sinergia, a sua volta holding dei Ligresti. (foto by InfoPhoto)

Il capostipite della famiglia Ligresti, Salvatore, è agli arresti domiciliari, e tramite il suo avvocato, Gianluigi Tizzoni, al termine dell’interrogatorio di garanzia di ieri a Milano, nell’ambito dell’inchiesta su Fonsai ha dichiarato: “Sono sorpreso che sospettino che io, più che 80enne, pensi a scappare, quando nella mia vita ho pagato quando dovevo pagare e ho affrontato tutti i miei processi in Aula. Anche di recente ho affrontato un processo complicato, rimanendo in Italia”.

Un pensiero ai figli e alla richiesta della revoca degli arresti domiciliari: “Il suo primo pensiero sono i figli. Dopo gli interrogatori a Torino, valuteremo la richiesta di revoca della misura cautelare”.

Intanto il commissario di FonSai, Matteo Caratozzolo, ha spedito ai componenti della famiglia Ligresti e agli ex manager una richiesta di sequestro conservativo dei beni per l’intero danno lamentato dalla compagnia: 245 milioni di euro. Sulla richiesta però pende una prossima assemblea delle assicurazioni, in calendario per il 30 luglio, durante la quale si dovrebbe votare una nuova azione di responsabilità verso la famiglia di Paternò e i dirigenti della compagnia per altri 32 milioni di valore.

Intanto, nel giorno degli interrogatori  di Salvatore Ligresti e dell’ax a.d., Emanuele Erbetta e forse anche per l a richiesta di Caratozzolo, continua a correre il titolo FonSai a Piazza Affari. Il mercato scommette sul fatto che gli azionisti di minoranza beneficeranno dell’esito (Fonsai ha chiuso a +5,79%).