Non c’è pace per l’Ilva. Da questa mattina gli uomini delle Fiamme Gialle sono impegnati in una serie di arresti e sequestri a Taranto e in altre regioni italiane. Nel mirino vertici della società, politici e funzionari pubblici di enti pugliesi. Tre le persone finite in carcere e quattro quelle agli arresti domiciliari, accusate a vario titolo di associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione. Ci sarebbero anche diversi indagati a piede libero.

Un nuovo terremoto che rischia di complicare ulteriormente la già difficile situazione dello stabilimento siderurgico finito nel mirino della magistratura. Coinvolti, ancora una volta, i membri della famiglia Riva, in particolare Fabio, vicepresidente del gruppo e figlio di Emilio Riva (ai domiciliari da luglio). Ma le misure di custodia cautelare sono state notificate anche a Luigi Capogrosso, ex direttore del siderurgico di Taranto già ai domiciliari, e Michele Conserva, ex assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto dimessosi nei mesi scorsi. In carcere è finito Girolamo Archinà, ex dirigente Ilva per i rapporti istituzionali licenziato ad agosto dal presidente dell’Ilva Bruno Ferrante.

Gli inquirenti sono concentrati su una serie di pressioni che l’Ilva avrebbe effettuato sulle pubbliche amministrazioni per ottenere provvedimenti a suo favore e ridimensionare gli effetti delle autorizzazioni ambientali. L’inchiesta è parallela a quella per disastro ambientale del luglio scorso che ha portato al sequestro degli impianti dell’area a caldo, denominata “Environment Sold Out”. Ovvero, ambiente svenduto.

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