Il ragazzo rom di 19 anni coinvolto nell’incidente che a Roma il 27 maggio scorso ha causato l’investimento di nove persone e la morte di una donna filippina di 44 anni, è stato rimesso in libertà dal giudice delle indagini preliminari. Il ragazzo non era alla guida dell’automobile (che sarebbe invece stata guidata dal fratello diciassettenne, attualmente detenuto in carcere) ma si sarebbe trovato su di essa al momento del fatto.

Incidente Roma: l’accusa per Samuel

Samuel, questo il nome del ragazzo rom che è stato rimesso in libertà, era stata fermato con l’accusa di concorso in omicidio volontario. Come ha spiegato lo stesso avvocato del ragazzo, Carola Gugliotta, Samuel è stato scarcerato perché il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto che non sussistono a suo carico gli elementi per la colpevolezza. Il punto che ha poi portato il gip a prendere la decisione definitiva di rimetterlo in libertà è stato quello che ruota intorno al fatto che Samuel fosse seduto sul sedile del passeggero e che non fosse dunque alla guida del mezzo.

Incidente Roma: la scarcerazione

Ottenuto dunque il permesso di tornare in libertà, Samule potrebbe lasciare il carcere di Regina Coeli a Roma già a breve. Al contrario del fratello diciassettenne, il cui fermo è invece stato confermato. Gli inquirenti stanno anche indagando sul ruolo svolto dal padre dei due ragazzi. L’uomo si era inizialmente addossato tutte le colpe per l’investimento ma gli inquirenti non avevano creduto alla sua versione.

Incidente Roma: le indagini

Le indagini stanno cercando di appurare dunque quali siano le effettive colpe a carico degli eventuali partecipanti al tragico fatto che ha provocato la morte di una donna. Il giudice che ha interrogato tutti gli interessati ha ritenuto che la versione fornita possa essere piuttosto credibile dato che tutte le persone hanno raccontato la medesima cosa, senza destare dubbi o contraddizioni.