Forse è la fine dell’incubo per Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni. Sono stati rinchiusi da quasi cinque anni nel carcere di Varanasi – una delle città sacre indiane – perché accusati di avere strangolato il loro compagno di viaggio Francesco Montis.

E ora la Corte Suprema ha deciso di annullare il loro ergastolo. La prima reazione, secondo il racconto del direttore del carcere Ashish Tiwari, è stata di pensare che si trattava di uno scherzo. Poi “sono stati sopraffatti dalla gioia“. Difficile dare loro torto il District Jail di Varanasi contiene 3.000 detenuti, che vivono in spazi di un metro per due in stanzoni di 140 reclusi, con stuoie al posto dei letti. Le temperature raggiungono i 50° gradi, e ovviamente non ci sono condizionatori o ventilatori – che del resto non potrebbero funzionare, visto che spesso si rimane senza luce. Come ultima annotazione aggiungo che non c’è acqua corrente e le medicine scarseggiano.

L’inizio di questa storia risale a dicembre 2010: i tre amici decidono di partire per l’India e festeggiare lì il Capodanno. Restano nel paese per più di un mese. Il 4 febbraio Francesco viene trovato agonizzante nel suo letto all’hotel Buddha di Chentgani di Varanasi. Secondo l’autopsia – fatta da un medico oculista – il decesso sarebbe avvenuto per strangolamento. A compiere l’omicidio sarebbero stati i due accusati: avevano una relazione clandestina e avrebbero reagito con la violenza alla scoperta della loro tresca.

A quanto sembra invece, alcune lesioni erano già presenti sul corpo del defunto, mentre altre sarebbero state provocate durante il trasporto in ospedale, e poi Francesco Montis godeva di pessima salute, tanto e vero che nemmeno la madre crede all’ipotesi dell’omicidio. Al quadro bisogna aggiungere che il direttore dell’hotel, dopo aver visionato le telecamere a circuito chiuso, ha affermato che nessuno sarebbe entrato nella camera di Montis.

E’ stato pure trovato un ematoma nel cervello che avrebbe potuto essere stato la causa del decesso. L’impressione è che alcuni magistrati indiani abbiano voluto ricercare un po’ di notorietà condannando due occidentali. Ora però l’incubo sembra essere finito.