Ripercorriamo i passi di questa bufala. Tutto ha inizio qualche giorno fa, quando l’agenzia di stampa Ansa nel suo sito dedicato alle notizie sul Mediterraneo Ansamed pubblica un post in cui si fa riferimento ad un decreto che avrebbe promultago il califfo dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi. Prevederebbe per tutte le donne del’autoproclamato stato islamico la cruenta pratica dell’infibulazione, ovvero come recita Wikipedial’asportazione della clitoride(escissione), delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale“.

Questa pratica barbara rappresenterebbe una sorta di baluardo per proteggere lo Stato islamico dal peccato e dal vizio e citerebbe alcune parole che avrebbe detto il profeta Maometto. Lo stesso post di Ansamed semina dubbi sull’autenticità della notizia, perché “non può essere verificata“.

Inutile dire che della precisazione finale il web italiano se ne fa un baffo e riprende quanto scritto sul sito di Ansamed spacciandolo come verità assoluta. Qualche giorno dopo l’Ansa ritorna sull’argomento spiegando che decreto del Califfo sarebbe in realtà un falso grossolano, per di più datato 21 luglio 2013 – e a quella data lo Stato islamico autoproclamato ancora non esisteva.

Oltrettutto, la pratica infibulazione non viene mai citata nel Corano, ed è sviluppata solo in alcuni paesi in tutto o in parte islamici, come il Sud dell’Egitto, il Sudan, la Somalia, l’Eritrea, la Nigeria, il Senegal e la Guinea. In Somalia in particolare, una donna non infibulata viene considerata impura, perciò non trova marito e rischia l’allontanamento dalla società. L’infibulazione non risulta essere praticata nelle zone in cui è nato l’autoproclamato stato islamico


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