L’influenza, che dalla metà di ottobre a oggi ha messo a letto circa 430.000 lavoratori, è costata, alle imprese italiane, 136 mln di euro. Se consideriamo che, con l’inflazione, un salario medio si aggira sui 1.200 euro, è come se fossero andati persi oltre 113.000 stipendi, pari a quasi 7 posti di lavoro.

Con l’arrivo di una seconda ondata di gelo, dopo quella di dicembre, prevista per i prossimi giorni, con forti nevicate, soprattutto al nord e un repentino abbassamento delle temperature,  il numero, già molto cospicuo, degli ammalati, è destinato a crescere.

Secondo di dati delle camere di commercio di Milano e Monza Brianza, Istat e Ministero della salute, dal 17 ottobre a oggi, calcolando una media di 3 giorni di convalescenza a paziente, sono andati persi 1,3 mln di giorni di lavoro, per malattia. La città più colpita è Roma. Nella capitale, nelle 13 settimane prese in considerazione, si sono ammalati circa 32.000 lavoratori, con un totale di 95.000 giorni di malattia, per un costo complessivo di 10,9 mln di euro. Segue a ruota Milano, 26.000 influenzati, 78.000 giorni di malattia per una perdita di 9 mln di euro.

Al terzo e quarto posto, si classificano Torino e Napoli. Nel capoluogo piemontese l’influenza ha colpito quasi 17.700 lavoratori, con 53.000 giorni di malattia per un totale di 5,8 mln di euro persi; in quello partenopeo, invece, il virus ne ha allettati 14.300, per 43.000 giorni di malattia e un costo di 4,2 mln di euro. Si assestano tra i 21.000 e i 25.000 giorni di malattia, per un costo che oscilla tra i 2,4 mln e i 2,7 mln di euro, Verona, Varese, Firenze e Bologna. Ultime in classifica 2 province lombarde: Como e Pavia. Qui ci si ammala meno che nel resto d’Italia, con 15.000 giorni di malattia sul lago, per un costo di 1,7 mln di euro e 13.000 giorni di malattia nella città universitaria, per una perdita di 1,5 mln di euro.

L’epidemia di influenza di quest’anno, da ottobre a oggi, è cresciuta costantemente, raggiungendo il picco nelle settimane dal 31 dicembre 2012 al 6 gennaio 2013, con 73.955 malati e dal 7 al 13 gennaio 2013 con 102.200 malati. Per tornare al lavoro più in fretta, spesso si fa incetta di antipiretici. I più venduti sono la tachipirina, 4.80 euro, lo zerinol, 20.80 euro, il tachifludeck, 7.80 euro e l’aspirina effervescente, 8.70 euro. Considerando che una scatola sola non basta e che tali farmaci andrebbero accompagnati da vitamine durante la cura e ricostituenti dopo, l’esborso per rimettersi in piedi  velocemente incide sul bilancio familiare degli italiani, già abbondantemente salassato.

Secondo i medici, però, la miglior cura sarebbe quella di osservare il massimo riposo per 4/5 giorni, tempo del naturale decorso della malattia. A questa stregua, l’influenza ucciderebbe le aziende italiane?