Si leggono dati discrepanti nel report annuale dell’Inps presentato da Tito Boeri nella giornata di oggi, ma quella che il presidente vuole dare è una certa impressione di ottimismo.

Le cifre in merito alle pensioni, ad esempio, non sembrano disegnare un quadro rassicurante: circa sei milioni di pensionati – ovvero il 38% del totale, più di uno su tre – vive infatti con un reddito della pensione al di sotto di mille euro al mese. La maggior parte – quasi 4 milioni – sono donne, e complessivamente questa fascia riguarda il 15,6% della spesa complessiva.

Si tratta però di un dato che, per quanto non piacevole, fa segnare un riscatto rispetto al 2014, quando la percentuale delle pensioni a basso reddito era pari al 42,5%, anche se le cifre sono anche relative a una revisione delle banche dati con una divisione per 12 mensilità invece che per 12. Boeri ha quindi chiesto nuovi interventi di contrasto alla povertà e la fine delle salvaguardie “inutili e costose” messe in atto dalle legge Fornero.

Positiva invece la valutazione degli effetti del Jobs Act nel 2015. : i contratti a tempo indeterminato sono aumentati del 62% in generale e del 76% per la fascia gli under 30 anni; in discesa invece gli occupati in fascia giovanile con contratti a tempo determinato o stagionali, che sono passati dal 37 al 33%.

La cancellazione dell’articolo 18 non avrebbe dunque portato all’ondata di licenziamenti allo scadere dei tre anni di sgravi contributivi. Il calo delle assunzione non ha dunque portato le cifre a livelli precedenti al 2015: “Il numero di contratti a tempo indeterminato è aumentato di più di mezzo milione nel 20 15. E a partire da marzo 2016 il saldo mese per mese di assunzioni e cessazioni in questi contratti sta ricalcando le dinamiche degli anni precedenti al 2015 per stabilizzarsi su questi livelli più alti”.

Per quanto riguarda il temuto fenomeno delle trasformazioni di contratti determinati in indeterminati i dati raccolti dall’Inps parlano di una percentuale del 40%, senza peraltro un rischio di turnover tra lavoratori con stipendi onerosi e nuove leve meno costose: “Si può stimare che quasi l’80% dei rapporti esonerati si è verificato in presenza di una crescita dimensionale dell’impresa.”

Infine il presidente dell’Inps ha incoraggiato governo e sindacati ad aumentare gli sforzi per rendere più chiare e attuabili le potenzialità implicite nella flessibilità in uscita: “Ci aspettiamo altrettanta attenzione da chi, politici e soprattutto sindacati, dovrà alla fine presentare le varie opzioni ai lavoratori. L’obiettivo di fondo delle riforme che vogliono introdurre flessibilità in uscita è quello di garantire maggiore libertà di scelta consapevole senza aumentare il debito pensionistico e senza creare generazioni di pensionati poveri. L’obiettivo non dovrebbe essere certo quello di spingere più persone possibile ad uscire dal mercato del lavoro”.