L’ennesima vicenda di assurdità burocratica. L’Inps, sede di Roma, ha spedito una raccomandata ad un pensionato di Riccione intimandogli di restituire un importo incassato in eccesso tra il 1996 e il 2000. Quanto sarà quest’importo? Un centesimo.

Fortunatamente, data l’entità consistente della somma da restituire, la raccomandata sottolinea che è possibile effettuare il pagamento a rate.

La tariffa più economica per una raccomandata è di 3,60 euro. L’Inps (foto by InfoPhoto) , in quanto grande utente, avrà certamente tariffe notevolmente inferiori; mai però minori di un centesimo. Quindi, in periodi nei quali a migliaia di lavoratori è stato impedito di andare in pensione per non far saltare i conti dell’Inps, lo stesso ente si permette di spendere una somma centinaia di volte superiore a quella da incassare, che peraltro è ridicola. Troppo semplice detrarla dalla mensilità successiva. Ci sarà sicuramente qualche procedura che lo impedisce. Altrimenti dove andrebbe a finire il valore aggiunto della vessazione?

Quanti altri casi simili ci saranno ancora? Quanti personaggi occupano posizioni di sottopotere (con annessi stipendi) unicamente per contrastare qualsiasi metodo efficiente di gestire le cose?