Il presidente dell’Inps Tito Boeri si inserisce nel dibattito politico. L’ente pensionistico che guida presenterà nel mese di giugno una proposta per introdurre “un reddito minimo garantito per le persone tra i 55 ed i 65 anni“. E risponde già ad una delle critiche più comuni alle proposte di questo genere così: “Non credo che dare loro un trasferimento, che sarà basso – ha aggiunto – le esponga al rischio di non mettersi in cerca di un lavoro“. Per di più solo il 10% di questi soggetti trova un nuovo impiego.

Questa proposta si potrebbe inserire in un discorso più generale: “sarei felice se il governo riuscisse a trovare le risorse per finanziare un reddito minimo garantito per tutta la popolazione“, ha poi puntualizzato Boeri. La proposta per gli over55 potrebbe rappresentare un primo passo, anche perché, con la crisi c’è stata “una forte crescita di povertà per questa fascia di età“.

Secondo il presidente dell’Inps, un modo per finanziare questo intervento potrebbe essere rappresentato da un prelievo sulle pensioni più ricche: “Riteniamo che ci sono delle persone che hanno delle pensioni molto alte che non sono giustificate dai contributi che hanno versato durante l’intero arco della vita lavorativa. A mio giudizio c’è un problema di equità che andrebbe affrontato“. Un’ipotesi potrebbe essere quella di “chiedere a queste persone di poter dare qualcosa per contrastare la povertà, soprattutto nella fascia 55/65 anni. Vogliamo per queste generazioni trovare un modo per contrastare la povertà e dare la possibilità di andare in pensione prima in modo ostenibile, quindi avendo una pensione più bassa“.

Sul tema bisogna anche aggiungere che il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, lo scorso 15 aprile, aveva escluso degli interventi sulle pensioni sopra i duemila euro. Il ministro ha detto che l’Inps è “uno strumento importante a supporto dell’azione del governo e del parlamento. Fa elaborazioni interessanti ma il lavoro comunque compete al governo“. E il governo sul tema si è già espresso chiaramente, dicendo “di non voler procedere in questa direzione nè all’interno della spending review nè per quel che riguarda un eventuale intervento in generale sulla previdenza“. Non hanno però spiegato perché.