È con preoccupante rassegnazione che ci si ritrova a parlare nuovamente di inquinamento in seguito ai dati prodotti dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm) riguardanti l’annata del 2014.

Sono parole dure quelle pronunciate da Michel Jarraud, a capo dell’agenzia direttamente collegata all’Onu: “Ogni anno riportiamo un nuovo record riguardante la concentrazione di gas serra e ogni anno confermiamo che il tempo sta per scadere. Dobbiamo adottare misure concrete per limitare le emissioni di gas serra se intendiamo avere la possibilità di arginare l’aumento della temperatura in modo che sia gestibile”.

Il monito di Jarraud è rivolto ai leder degli stati che parteciperanno alla conferenza del 30 aprile a Parigi, nella quale si discuterà proprio di questa tipologia di problemi.

Allarmanti i livelli raggiunti nel 2014, quando la concentrazione di biossidio di carbonio ha raggiunto le 397,7 parti per milione, con punte ben oltre i 400 pmm nell’emisfero settentrionale nel periodo primaverile, di solito il più critico. Nel 2015 questo superamento dei livelli di CO2 è stato riscontrato anche nella concentrazione media globale.

Si tratta di cifre che fanno ancora più riflettere se si pensa che negli ultimi 25 anni l’aumento del riscaldamento percepito sul clima è stata del 36%, a causa di gas serra come anidride carbonica, metano, protossido di azoto, tutti gas prodotti non solo dalle industrie ma anche da attività domestiche e quotidiane.

Nel rapporto dell’Omm si legge che questo aumento “si traduce in temperature globali più alte ed eventi meteorologici estremi più numerosi come ondate di calore e inondazioni, scioglimento dei ghiacci, innalzamento del livello del mare e aumento dell’acidità degli oceani“.

Sono tante le conferme degli esperti, a partire dall’innalzamento del livello dei mari, con conseguenze inevitabili anche in seguito a un possibile dietrofront dopo la conferenza di Parigi: con un aumento di 2 gradi Shangai, Hong Kong e Mumbai, per esempio, rischiano già da ora di vedersi sommergere dalle acque, almeno parzialmente.

Globalmente si parla di un fenomeno, quello di una nuova inabissamento delle terre emerse, che coinvolge circa 280 milioni di persone. Ancora più grave la situazione se la temperatura dovesse crescere di altri 2 gradi, dato che verrebbero colpite nel processo fino a 600 milioni di persone.