La Corte costituzionale dà ragione a Napolitano. E ordina che vengano subito distrutti tutti i documenti contenenti le intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica con l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino. La decisione della Consulta mette così la parola fine allo scontro, in atto da diversi mesi, tra il capo dello Stato e la Procura di Palermo.

Quattro le conversazioni all’esame dei giudici, registrate fortuitamente, tra il presidente e Mancino, coinvolto nell’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Ci sono volute 4 ore per dare l’assenso alla distruzione delle intercettazioni “con modalità idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti”, come chiesto dal Colle. ”Non spettava alla Procura valutare la rilevanza” delle telefonate, scrivono i magistrati, sottolineando che i pm avrebbero dovuto chiederne la cancellazione a prescindere dal loro contenuto.

Soddisfazione è stata espressa da parte del Quirinale, che ha chiesto “rispetto” per la sentenza, in attesa delle motivazioni che dovrebbero arrivare all’inizio del prossimo anno. “Nessuno scontro politico” hanno sottolineato i vertici dell’Anm, sottolineando che la decisione della Consulta si è basata solo su aspetti tecnici e processuali per garantire l’equilibrio tra i poteri dello Stato.