Il parlamento italiano continua a discutere su come intervenire in merito alla normativa che regola le intercettazioni telefoniche. Un tema piuttosto scottante, al pari di tanti altri, che ancora non ha trovato una soluzione in grado di mettere tutti – o quasi tutti – d’accordo. Sulla questione intercettazioni è oggi intervenuto anche il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che ha tentato di spegnere le polemiche scoppiate nei giorni scorsi, soprattutto in merito alla possibilità che la nuova normativa, il disegno di legge sulle intercettazioni, andasse a colpire pesantemente il mondo della stampa e dei giornalisti.

Orlando ha infatti dichiarato che il parlamento starebbe lavorando affinché venga introdotta una clausola di salvaguardia per i giornalisti all’interno del ddl intercettazioni: “Mi sembra che si stia andando in questa direzione, era quello che avevamo auspicato, cercando di spiegare meglio i caratteri delle attività fraudolente e quindi anche quali sono i soggetti titolati a esercitare un qualche modo quella funzione” ma al vaglio vi sarebbe anche la possibilità di ritoccare le eventuali pene.

Lo stesso Ministro Orlando, nei giorni scorsi, aveva espresso parere contrario all’emendamento proposto da Pagano e approvato all’interno della Commissione Giustizia alla Camera dei deputati, in cui si prevedeva il carcere per chi effettua intercettazioni rubate (reclusione fino a quattro anni).

Sarebbero comunque tre le modifiche proposte dal Partito Democratico al ddl intercettazioni: una riguarderebbe la norma sugli ascolti, un’altra modifica invece la norma in base alla quale il pubblico ministero ha tre mesi di tempo per chiedere l’archiviazione o per esercitare l’azione penale (in base alla modifica proposta dal Partito Democratico i tre mesi inizierebbero a decorrere dal momento in cui è stato notificato alle parti l’avviso di conclusione delle indagini).