Michele Adinolfi attualmente si trova al centro di un polverone mediatico. Il generale di corpo d’armata e Comandante in seconda della Guardia di Finanza è infatti stato intercettato mentre parlava con Matteo Renzi, nella ormai famigerata conversazione su Enrico Letta.

Parlando con Adinolfi, Renzi a proposito dell’allora premier Enrico Letta aveva detto: “Lui non è capace, non è cattivo, non è proprio capace”. Parole che ovviamente hanno subito scatenato un mare di polemiche e un uragano politico. A parlare ora è proprio uno dei protagonisti di quella conversazione telefonica, avvenuta l’11 gennaio 2014.

Le nuove intercettazioni della Procura di Napoli non rappresentano un fatto inedito per Adinolfi, che già nel 2011 fu indagato per l’inchiesta P4, caso poi archiviato un paio di anni fa. Intervistato da Repubblica, il Comandante dice: “L’inchiesta P4 ha segnato la fine della mia carriera. È stato un dramma in cui sono rimasto stritolato da una guerra più grande di me e da cui sono uscito a testa alta. La storia di questi giorni, se non fosse per la sovraesposizione mediatica, è banale”.

Dopo lo scandalo mediatico delle ultime ore per via delle dichiarazioni su Enrico Letta, Adinolfi ha sentito nuovamente Renzi: “Mi ha detto di stare sereno”.

Adinolfi si difende riguardo alle presunta frase sull’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e su suo figlio. Nelle intercettazioni, il Comandante avrebbe detto: “De Gennaro e Letta tengono per le palle Giorgio Napolitano per via del figlio Giulio”. Adinolfi replica dicendo che: “Vorrei ascoltare l’audio di quella intercettazione. Perché sono convinto che quelle frasi, che sicuramente saranno state pronunciate, non siano mie. Io non conosco Giulio Napolitano e non avrei mai potuto permettermi di dire nulla del mio Presidente”.

Riguardo al suo rapporto con Renzi, Adinolfi dichiara invece che: “Ho conosciuto Renzi e Lotti quando sono arrivato a Firenze nel 2011 come Comandante interregionale Toscana, Emilia, Marche. Erano i miei interlocutori istituzionali. E siamo diventati amici. Io sono un milanista malato come Lotti, di cui ho conosciuto la moglie e i genitori. E Renzi ci prendeva in giro dicendo che lui con noi non parlava di ‘calcio minore’. Renzi e Lotti erano il mio sindaco e il mio capo di gabinetto a Palazzo Vecchio. Non dovevo avere rapporti? Con chi avrei dovuto discutere per trovare spazi per una caserma della Finanza? È colpa mia se, nel 2014, il mio sindaco è diventato Presidente del Consiglio?”.