Prima cento, poi duemila, ora seimila: da un terzo a metà di una divisione militare standard. Le cifre sul numero di soldati russi giunti nel territorio della Crimea negli ultimi giorni arrivano sempre da fonti ucraine; tuttavia la situazione diventa oggettivamente preoccupante.

L’ipotesi che la Russia inghiottisca la Crimea (repubblica autonoma ma appartenente allo Stato dell’Ucraina) appare sempre meno irreale. Osservando ciò che sta accadendo dopo il rovesciamento di Viktor Yanukovic in Ucraina, sembra che il Cremlino stia adottando una strategia vecchia di secoli ma non per questo inefficace: piazzare i propri uomini nelle istituzioni locali e da questi farsi chiamare come soccorritore, per poi prendere tutto il piatto senza apparire un aggressore.

Non si vedono altrimenti chiavi diverse di lettura dagli episodi delle ultime ore. Sergiy Aksyonov, leader del maggiore partito filo-russo in Crimea, nominato primo ministro dal parlamento della capitale Sinferopoli il 27 febbraio, ha pronunciato in televisione un discorso molto chiaro: “Tenendo conto della mia responsabilità per la vita e la sicurezza dei miei concittadini, chiedo al presidente russo Vladimir Putin di contribuire a garantire pace e tranquillità sul territorio della Crimea“. Insomma, ha chiesto a Putin di occupare la Crimea, regione del resto in piena orbita russa, sotto ogni punto di vista, come del resto testimonia la presenza di una base navale della flotta russa (foto by InfoPhoto).

La manovra a tenaglia di Mosca sull’Ucraina si completa con la mossa di Gazprom, il colosso energetico russo. Il portavoce Sergej Kouprianov ha dichiarato alla stampa che potrebbe aumentare il prezzo del gas fornito a Kiev, venduto attualmente ad un prezzo ridotto. L’Ucraina ha un debito di 1,549 miliardi di dollari con Gazprom.