Io non ho paura è il terzo romanzo di Niccolò Ammaniti, vincitore del premio Strega nel 2007 per ‘Come Dio comanda’. Pubblicata da Einaudi nel 2001 e accolta con grande favore di pubblico, l’opera fa guadagnare all’autore (il cui primo romanzo risale al 1994) grande notorietà, tanto da suscitare l’interesse di Gabriele Salvatores, che nel 2003 presenta l’omonimo film (vincitore di due David di Donatello e scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar).

Protagonista della vicenda è il giovane Michele, bambino di Acqua Traverse, piccolo borgo del Sud Italia. E’ l’estate del 1978 quando, giocando tra campi di grano e ruderi dismessi, scopre un bambino tenuto prigioniero in un buco sulla collina. Superata la paura iniziale, i tra i due ragazzini nasce una profonda amicizia: Michele tornerà più e più volte dall’amico, portandogli cibo e speranza, fino a quando, guardando il telegiornale, non lo riconosce in Filippo Carducci, bambino rapito a Milano a scopo di riscatto. Michele decide allora di condividere il suo segreto con Salvatore, un compagno di giochi, il quale però lo tradisce rivelando la scoperta agli adulti e mettendo così in pericolo la vita di Filippo e la sua. Michele scopre infatti che dietro il rapimento c’è anche suo padre, il quale gli vieta di tornare da Filippo. Pur continuando ad amare suo padre, il giovane protagonista non rinuncia però all’amico e quando scopre che è stato trasferito, fa di tutto per ritrovarlo. Quando poi la polizia è ormai sulle tracce dei rapitori, e questi decidono che è giunto il momento di sbarazzarsi del giovane ostaggio, Michele si precipita a liberarlo, disubbidendo apertamente al padre. Ormai esausto, riesce a far fuggire Filippo, rimanendo tuttavia lui stesso intrappolato nel luogo in cui, di lì a poco, sopraggiunge suo padre, incaricato di uccidere il prigioniero.

Romanzo di fama internazionale, Io non ho paura tocca scottanti temi d’attualità, filtrati tuttavia attraverso gli occhi di un bambino, Michele, che costituisce l’io narrante dell’intera vicenda. Nonostante i complessi argomenti affrontati, lo stile e il linguaggio rimangono dunque semplici, con frequente ricorso al discorso diretto e l’utilizzo di frasi brevi e ricorrenti, ma non per questo meno efficaci. Al contrario, è questo un libro che arriva dritto al cuore, coinvolgendo il lettore in prima persona.

Un romanzo appassionante e interessane per la molteplicità dei temi toccati, dal coraggio del giovane protagonista, alla forza dell’amicizia che lo lega a Filippo; dal sequestro di persona, all’avidità di denaro, fino alla mancanza di lavoro nel Sud Italia. Una lettura certamente consigliata per chi ancora non conoscesse il capolavoro di Ammaniti.