La parola ipocrisia deriva dal greco hypokrisíē, forma rara per hypókrisis  = “simulazione”, “interpretazione”. Nell’antica Grecia l’ypokrites era infatti l’attore, ovvero colui che con la voce ed i gesti simula, imita e rappresenta altro da sé: colui che si serve di una maschera. Nell’età classica il concetto di ipocrisia come categoria morale era dunque sconosciuto. Dal significato di “simulazione da palcoscenico” a quello attualmente conosciuto si è giunti solo col diffondersi del cristianesimo (“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti che siete simili a sepolcri imbiancati, belli di fuori, ma pieni dentro di ossa di morti e di ogni sporcizia” si legge in un passo del Vangelo secondo Matteo). Nello specifico, per ipocrisia oggi si intende la simulazione di virtù, di devozione religiosa e, in genere, di buoni sentimenti, buone qualità e disposizione, al fine di guadagnarsi stima, simpatia o il favore di una o più persone. Ipocrita sostanzialmente è dunque colui che, intenzionalmente o meno, simula qualità o buone intenzioni per ottenere un riconoscimento che non gli spetta (“Nascondersi sotto la maschera dell’ ipocrisia”); colui che mira a guadagnarsi la simpatia e i favori delle persone affidandosi al raggiro e all’inganno. Tipico atteggiamento ipocrita è sostenere, credere in qualcosa, ma agire in tutt’altra maniera al puro scopo di fare belle figura, apparire migliore di come si è e perseguire un fine personale. L’ipocrisia sottende dunque una mancanza di sincerità, di limpidezza e coerenza, nel modo di essere e nelle azioni.

Seppur generalmente percepita come odiosa, l’ipocrisia è insita nella natura umana (“L’uomo è un animale che finge, e non è mai tanto se stesso come quando recita” sosteneva William Hazlitt) ed una importante strategia di adattamento che, al pari della diplomazia, aiuta l’uomo a gestire la complessità delle relazioni sociali. L’ipocrisia diviene tuttavia ‘patologica’ quando diviene una modalità persistente di relazionarsi con gli altri e con se stessi. Se reiterata, l’ipocrisia diventa infatti un vero e proprio stile comunicativo, tanto da sfuggire al controllo di chi la adotta, creando potenti auto-inganni.