Continuano i segnali di distensione tra Iran e USA in seguito agli accordi sul nucleare ratificati a metà luglio. Il Presidente Hassan Rouhani in un’intervista concessa alla CBS per il programma 60 Minutes si è detto aperto alla possibilità di uno scambio di prigionieri tra il suo Paese e gli Stati Uniti.

Il leader politico ha precisato di non voler utilizzare la parola “scambio”, preferendo pensare all’intera operazione come una scelta di carattere “umanitario”. Chiaramente sarà indispensabile che anche gli USA facciano la loro parte per raggiungere un accordo in questo campo.

Il prigioniero politico in questione è Jason Rezaian, un giornalista di 39 anni che collabora con il Washington Post, incarcerato da circa un anno con l’accusa di spionaggio. Rezaian, che ha il doppio passaporto iraniano-statunitense, ha sempre negato le accuse a suo carico nel processo a porte chiuse che sta per raggiungere un verdetto. Il giornalista sarebbe uno dei tre americani attualmente ospiti del sistema carcerario iraniano.

Da parte sua Rouhani afferma che gli Stati Uniti avrebbero imprigionato numerosi cittadini iraniani (si stima siano 19) per reati collegati alle sanzioni applicate al Paese mediorientale e che considera innocenti tutti i detenuti. Al momento la possibilità di uno scambio di prigionieri non è stata portata all’attenzione delle autorità giudiziarie iraniane, come ha confermato un portavoce del Ministero della Giustizia.

In passato sono già state organizzate operazioni del genere, come per esempio nel 2009, con Mahmoud Ahmadinejad ancora in carica: in quel caso alcuni degli 11 iraniani ospiti delle carceri statunitensi erano stati liberati nello stesso periodo in cui l’Iran aveva rilasciato tre turisti americani. Per il Presidente attuale si tratterebbe invece di una prima occasione.

Nel corso dell’intervista Rohani ha affermato che la maggior parte dei suoi concittadini è favorevole all’accordo tra Stati Uniti e Iran e pensa che sia stato compiuto un passo avanti per ridurre l’ostilità tra i due stati.