Iran e Thailandia condividono un singolare primato: quello del più alto numero annuale di interventi chirurgici per la riassegnazione del genere. Mentre in quel di Bangkok e limitrofi la pratica risponde perlopiù a logiche commerciali – la capitale accoglie migliaia di turisti pronti all’operazione, dati i costi contenuti e il percorso burocratico facilitato – così non è nella Repubblica Islamica Iraniana. Un’inchiesta della BBC svela come gli omosessuali del paese vengano spinti al cambio di sesso, spesso anche contro la loro volontà.

In Iran l’omosessualità è vietata e severamente punita, tanto che la pubblica dichiarazione del proprio orientamento sessuale può portare anche alla condanna a morte. La nazione si rivela però tollerante nei confronti della riassegnazione chirurgica del genere, considerata come una cura a tutti gli effetti all’attrazione verso individui dello stesso sesso. Il condono della pratica risale già agli anni ’80, quando l’Ayatollah Khomeini emise una fatwa per consentire la transizione sessuale, ma negli ultimi anni il ricorso è stato completamente snaturato e svincolato dalla disforia di genere. Un fatto che sta spingendo sempre più omosessuali a fuggire all’estero, soprattutto in Turchia, pur di evitare un destino di sofferenza.

È il caso di Donya, una donna lesbica prima fuggita proprio in Turchia e poi definitivamente trasferitasi in Canada. La giovane ha spiegato come, durante la crescita, non abbia mai dimostrato grande interesse per le attività dedicate alle bambine, tanto da richiedere insistentemente ai genitori di poter sfoggiare un taglio di capelli maschile. A partire dalla pubertà, in particolare dalla comparsa del ciclo mestruale, Donya è stata sottoposta a pressioni incrociate affinché si sottoponesse al cambio del sesso. Confusa e del tutto privata della corretta informazione sul suo orientamento sessuale, considerato come gran parte dei siti web esteri siano inaccessibili in Iran, la giovane ha rischiato di cedere all’intervento pur di evitare la pena di morte. Preoccupata dalla procedura chirurgica e del tutto spaventata da una genitalità di tipo maschile, grazie all’aiuto di alcuni amici in Svezia e Norvegia la donna ha compreso di essere semplicemente lesbica anziché transessuale. Quindi la fuga all’estero, per evitare conseguenze nefaste per se stessa e per la sua famiglia.

Non si pensi, tuttavia, che quello iraniano sia un caso isolato. Si tratta semmai dell’estremizzazione più crudele di una falsa credenza, che spesso sopravvive anche in Occidente – si pensi alle teorie riparative e alle organizzazioni che le fomentano – seppur fortunatamente privata da conseguenze come l’uccisione o la procedura medica forzata. Si tende infatti a confondere l’orientamento sessuale con la disforia di genere, dando per scontato che un individuo gay si ritrovi rinchiuso in un corpo che non sente proprio. Così non è: un omosessuale si trova perfettamente a proprio agio nel genere d’appartenenza, semplicemente è attratto da persone dello stesso sesso. Capire questa fondamentale differenza sarà di estremo aiuto per una migliore comprensione e accettazione sia dell’omosessualità che della transessualità.

Fonte: BBC

Immagine: Fidanzate via Pixabay