Si è affrettato a dire: “Non permetteremo che gli Stati Uniti siano trascinati in un’altra guerra in Iraq“. Ma pochi secondi prima, quando in Italia erano le 3.30 di venerdì 8 agosto, il presidente Barack Obama aveva annunciato la decisione di autorizzare attacchi aerei in Iraq, “per proteggere il personale americano“; parallelamente i velivoli militari a stelle e strisce saranno impegnati anche nel lancio di cibo e medicine per la popolazione rifugiata nelle zone montuose nei pressi della città di Erbil (nel nord dell’Iraq), senza viveri né acqua.

Obama ha atteso fino all’ultimo, prima di rendersi conto della necessità di agire. Si stima che ci siano attualmente circa centomila cristiani in fuga dalle città conquistate dagli estremisti islamici raccolti sotto la sigla dei miliziani dell’Isis. Molti di loro sono diretti verso il Kurdistan. Sebbene alcuni quotidiani americani affermino che gli attacchi statunitensi siano già cominciati, il Pentagono si è affrettato a smentire seccamente la notizia. Attualmente l’operazione è stata solo autorizzata, ma non ancora eseguita.