L’Iraq ha ufficialmente chiesto alla Turchia di ritirare le truppe che sono state inviate nei pressi della città di Mosul, sita nella parte nord del Paese. Il gesto è stato descritto come “una grave violazione della sovranità territoriale dell’Iraq”.

Nella dichiarazione del Primo Ministro Haider al-Abadi si legge che “ci è stato confermato che forze turche, ammontanti a un reggimento con un certo numero di carri armati e pezzi di artiglieria, sono entrate in territorio iracheno, con il pretesto di dover addestrare gruppi locali, senza esplicita richiesta e autorizzazione delle autorità federali”.

Secondo i media turchi sarebbero 150 i soldati che, accompagnati da 20 o 25 carri armati, sarebbero stati inviati nell’area di Bashiqa, a nord-est di Mosul, la città che dopo essere stata conquistata nel giugno del 2014 è divenuta la roccaforte dello Stato Islamico in Iraq. Qui le forze dei peshmerga della regione autonoma dei curdi stanno conducendo una dura battaglia e secondo le fonti turche l’invio del reggimento sarebbe finalizzato al supporto della controffensiva.

Ma le versioni delle parti in gioco divergono sensibilmente. Secondo fonti della sicurezza turca è già da qualche anno simili forze militari sono impegnate nell’addestramento dei soldati del Kurdistan iracheno, mentre per il governo di Baghdad, stando a quanto riportato da Al Jazeera, i turchi sarebbero stati invitati dall’ex governatore di Mosul, Atheel Nujaifi, a capo della milizia sunnita nota come Hashd al-Watani, formata da ex agenti di polizia iracheni e volontari.