Dopo alcune voci che si erano rincorse negli ultimi mesi le Nazioni Unite hanno confermato la notizia: lo scorso novembre in Iraq è stato trafugato del materiale nucleare “altamente pericoloso”, come è stato definito dagli esperti.

Il governo di Baghdad ha riportato la scomparsa del materiale rubato all’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ma non chiesto supporto per il recupero.

Il materiale sarebbe stato stoccato in un contenitore protettivo delle dimensioni di un computer portatile, e risulta assente dal magazzino della città di al-Zubair, nel sud del Paese, di proprietà della compagnia petrolifera americana Weatherford, che ha negato il possesso e il controllo del locale e si è detta priva di responsabilità per il furto.

La paura maggiore è che il materiale possa finire nelle mani dei miliziani dello Stato Islamico ed essere usato come un’arma dal micidiale impatto distruttivo. Al momento però non ci sono prove di un effettivo possesso da parte dell’Isis, anche perché il sito si trova a circa 300 miglia a sud rispetto alle zone controllate dai terroristi.

Il materiale è classificato come di categoria 2 nelle tabelle specializzate, il che significa che potrebbe provocare danni permanenti o risultare fatale per le persone che lo maneggiano, esponendovisi per ore o giorni. Il timore è che il materiale possa essere utilizzato per la costruzione di una cosiddetta bomba sporca, ovvero un ordigno in cui esplosivi convenzionali contribuiscono a propagare l’effetto della fonte radioattiva nell’arco di una certa area.

A quanto sembra pare che il furto sia stato compiuto da personale che avrebbe avuto accesso al magazzino, in quanto non sono stati trovati segni di effrazione nel luogo in cui avrebbe dovuto essere conservato.