Continuano a impazzare i combattimenti in Iraq tra le forze dell’Isis e l’esercito governativo supportato dalla coalizione internazionale per la conquista della roccaforte di Falluja.

A farne le spese sono però gli oltre 50mila civili che sono rimasti intrappolati nel centro della città nel momento in cui le forze irachene si stanno sempre più avvicinando.

La ong Norwegian Refugee Council ha denunciato l’incresciosa situazione per la quale coloro che tentano di fuggire dalle mura di Falluja vengono presi di mira e uccisi dai militanti dell’Isis. Il direttore dell’agenzia in Iraq, Nar Muflahi, ha affermato che “si tratta della peggiore eventualità che avremmo temuto a delle persone innocenti, donne e bambini che devono lasciarsi dietro tutto per salvare le proprie vite”.

La città di Falluja è stata assediata e conquistata dai militanti dell’Isis nel 2014 ed è ora al centro di una feroce battaglia che potrebbe determinare un decisivo arretramento dello Stato Islamico rispetto ai territori controllati in Iraq e Siria.

Dallo scorso maggio sono circa tremila le famiglie che sono riuscite a scappare, e la maggior parte vengono ospite in campi di accoglienza che potrebbero affrontare una crisi delle risorse idriche se arriveranno altre persone da Falluja.

Alcuni civili che sono riusciti a scappare hanno raccontato di essere stati convocati dai miliziani appositamente con l’ordine di fare da scudi umani: in caso di rifiuto la pena era la fucilazione sul posto.

Nel frattempo le forze di sicurezza irachene nel corso del fine settimana hanno conquistato la prima periferia della parte meridionale della città dopo aver recuperato la grande zona agricola di al Nuaimiya, sito a 5 km dal centro.

Tra i compiti dei militari c’è anche la ricerca delle mine artigianali lasciate dai terroristi. Al momento anche le forze paramilitari sciite (che avevano avuto il compito di circondare la città) sembrano intenzionate a prendere parte ai combattimenti, avendo annunciato di essere pronte a entrare in città se l’esercito governativo non riuscirà rapidamente a conquistare il centro.