Tragedia a Iseo, dove la giovane terapista Nadia Pulvirenti, di appena 25 anni, è stata uccisa con dieci coltellate inferte alla cieca dall’uomo che seguiva da due anni e che da 5 era ospite della comunità di recupero in cui è avvenuto il delitto.

L’omicida si chiama Abderrhahim El Moukhtari, nel nostro Paese da molti anni con regolare permesso di soggiorno: da parecchio l’uomo soffriva di disturbi psichiatrici, ma in passato non erano mai stati riscontrati comportamenti violenti o aggressivi, e la sua terapia sembrava aver dato risultati soddisfacenti.

Nadia lavorava presso la struttura protetta Clarabella da circa due anni come terapista della riabilitazione psichiatrica. È proprio nell’appartamento che Abderrhahim condivideva con un altro ospite, al momento della tragedia assente, che si è consumato il delitto.

Il paziente era infatti soggetto alla residenzialità leggera, una modalità di recupero che prevede la vita all’interno della comunità, a fini di inserimento lavorativo. Ancora ignote le cause che hanno portato all’aggressione, forse scattata per un rimprovero della terapista o un diverbio.

Quando pazienti e membri del personale sono accorsi nella stanza, allertati dalle urla della ragazza, non c’era già più niente da fare. Inutile anche l’arrivo di un elicottero del 118 chiamato tempestivamente.

El Moukhtari era scappato, con ancora in mano il coltello insanguinato, e in evidente stato confusionario. A una pattuglia della Polizia incontrata per strada ha chiesto di parlare con i carabinieri, ai quali ha confessato frammenti di quanto avvenuto, per quanto l’uomo non sembri ancora rendersi conto di ciò che ha fatto. Al momento è accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà