Un atto di sfida nei confronti del presidente egiziano, Al Sisi, colpevole di aver festeggiato il Capodanno copto insieme alla comunità cristiano-copta egiziana. O forse, semplicemente, l’ennesima barbarie compiuta dall’Isis, il più grande pericolo per la stabilità di tutta l’area del Medioriente e del Mediterraneo orientale. Il sedicente Califfato di Al Baghdadi ha appena diffuso su internet un video che immortala un gruppo di uomini vestiti di arancione, la divisa dei condannati a morte, mentre passeggiano su una spiaggia, prima di inginocchiarsi al cospetto di un altro gruppo di uomini, tutti vestiti del nero dei combattenti islamisti e armati di coltellacci.

Questi uomini vestiti di arancione sono dei lavoratori egiziani di fede cristiano-copta sequestrati all’inizio di gennaio in Libia, come già rivendicato dall’Isis nelle scorse settimane. In alcuni siti riconducibili allo Stato Islamico, purtroppo, sono state pubblicate delle foto relative agli stessi soggetti, prigionieri inginocchiati davanti a jihadisti armati, ma corredate da inquietanti diciture del tipo “Lo Stato Islamico compie l’esecuzione dei prigionieri copti della provincia di Tripoli” o “Vendetta per le musulmane perseguitate dai crociati in Egitto“.

Per il momento, non si hanno ancora conferme dell’avvenuta esecuzione dei malcapitati lavoratori egiziani. Anzi, la rivista ufficiale dell’Isis, Dabiq, ha finora parlato del solo rapimento, senza far cenno all’esecuzione. E nemmeno il governo del Cairo ha ancora avuto notizie certe in merito all’eventuale assassinio dei suoi 21 cittadini. Quel che è certo è che si tratta di un attacco diretto dello Stato Islamico nei confronti del presidente Abdel Fattah Al Sisi, colpevole, si fa per dire, di aver accentuato la difesa dei diritti delle minoranze religiose in Egitto proprio nell’ottica di contrastare la folle ideologia jihadista.

L’ex generale, salito al potere nel luglio 2013 in seguito a un golpe militare anti-Fratelli Musulmani, pur tra mille contraddizioni interne, vedasi persecuzione degli stessi FM e delle opposizioni, ha dato un indirizzo ben preciso alla sua politica estera, riprendendo con forza il tema della laicità del suo paese. Subito dopo l’attentato a Charlie Hebdo, Al Sisi si è rivolto così a teologi e leader religiosi egiziani: “L’Islam deve liberarsi del pensiero sbagliato che abbiamo sacralizzato negli ultimi anni. Il fanatismo va sradicato e rimpiazzato da una visione più illuminata del mondo. E’ impossibile che un miliardo e 600 milioni di persone possano davvero pensare di poter vivere senza il resto dei 7 miliardi di abitanti del mondo“.