Riprende l’avanzata dell’Isis in Libia, dove lo Stato Islamico è passato a una strategia di guerriglia finalizzata a mettere in crisi l’economia del Paese basata sull’esportazione di petrolio.

Nelle scorse giornate i miliziani dello Stato Islamico hanno infatti attaccato i due porti di al-Sidr e Ras Lanuf, siti nella parte est del Paese, dove sono dislocati i più importanti terminal petroliferi della Cirenaica.

Nello scontro hanno perso la vita dieci dei guerriglieri delle tribù di Ibrahim Jordran che sono stati posti a difesa delle cruciali strutture, come ha confermato il portavoce Ali al Hassi: quest’ultimo ha riferito che sono stati bruciati cinque serbatoi – quattro ad al-Sidra e uno a Ras Lanuf, ognuno dei quali contiene all’incirca 400mila barili di petrolio.

I due terminali erano in disuso sin da dicembre del 2014 proprio per la paura di potenziali attacchi derivanti dalla vicinanza dei luoghi con la città di Sirte, attualmente occupata dall’Isis. L’apertura di un nuovo fronte, ha dichiarato il presidente della National Oil Corporation di Tripoli Sanalla Mustafa, dovrà essere un segnale affinché “tutte le fazioni libiche possano comprendere quanto sia grave la minaccia”, invocando dunque l’unione immediata delle forze “contro questo nemico comune, non domani o la prossima settimana, ma subito.”

La cosiddetta provincia libica dello Stato Islamico ha conquistato la vicina città costiera di Bin Jawad, con l’obiettivo di arrivare all’occupazione dell’importante città portuale e terminal petrolifero di al-Sidr. Nel frattempo il generale Khalifa Haftar, che guida l’esercito regolare della Libia, ha chiesto che venga impiegata l’aviazione per arrestare il prima possibile l’avanzata dello Stato Islamico. Già ieri era partito un attacco da Misurata dalle truppe che riconoscono il governo di Tripoli.

Secondo alcuni analisti americani i miliziani locali dell’Isis starebbero attuando una strategia di guerriglia già messa in atto in Iraq e in Siria: dopo aver danneggiato alcuni pozzi di greggio, le strutture sarebbero diventate meno remunerative e quindi più rischiose da proteggere, di fatto consentendo al gruppo di prendere possesso dell’area e della produzione di petrolio.

L’industria petrolifera libica è già stata al centro di violenti scontri nello scorso anno, sia da parte dell’Isis che delle fazioni rivali che si sono combattute fino a poche settimane fa. Il Paese ha le più grandi riserve di greggio del continente africano, per un potenziale di circa un milione e mezzo di barili ogni giorno, ma finora è stato in grado di arrivare a circa un terzo della produzione massima stimata. In Libia poi, in attesa della formazione e dell’insediamento di un governo di unità nazionale, gli attacchi potrebbero causare nuovi conflitti tra le due fazioni principali.