I militanti dell’ISIS continuano a coinvolgere i bambini nella Jihad, strappandoli alla loro infanzia per utilizzarli come strumenti di morte e distruzione. Lo dimostra un nuovo agghiacciante video diffuso dai terroristi dell’autoproclamato Stato Islamico. Nel filmato un bambino di appena 4 anni, noto come Jihadi Junior, esegue una condanna a morte per tre prigionieri.

I condannati a morte vengono inquadrati all’interno di un veicolo, vestiti con le tute arancioni che l’ISIS fa indossare a tutti i prigionieri. L’auto è stata riempita di esplosivo. A innescare l’esplosione, premendo un pulsante, è proprio il piccolo Isa Dare. Il bambino è vestito con una tuta mimetica, indossa una bandana e ha uno sguardo minaccioso e feroce. Dopo l’esecuzione il bambino ha uno sguardo trionfante ed esulta per la carneficina. Poi, rivolto alle telecamere, pronuncia una minaccia contro l’Occidente: “Uccideremo gli infedeli laggiù”.

Sembrerebbe un bambino come un altro che gioca alla guerra, ma è la dura realtà di violenza in cui sono costretti a crescere i “figli” dell’ISIS. Il video, secondo il sito di monitoraggio SITE, è stato registrato nei pressi di Raqqa, città siriana eletta dai terroristi capitale dello Stato Islamico. I tre prigionieri giustiziati dal bambino erano stati accusati di spionaggio. Il bambino, figlio della cittadina britannica Grace Kadija Dare, era già stato protagonista di un altro video in cui minacciava di morte gli infedeli. Il nonno del piccolo ha riferito che Isa, nel corso di una telefonata, lo avrebbe supplicato di riportarlo a casa.

I bambini usati come combattenti sono nati da relazioni con le donne ridotte in schiavitù nelle terre conquistate dai terroristi o con le occidentali che si sono unite all’ISIS. Nel video si intravede anche un leader dell’ISIS che invia un messaggio alla Gran Bretagna, minacciando direttamente il premier David Cameron. Il leader britannico viene accusato di aver fornito armi alle milizie che combattono l’ISIS in Medioriente. Il terrorista si rivolge a Cameron con aria di sfida e proclama:  ”Non vincerai mai”.