L’Isis conferma l’ uccisione di Jihadi John (Mohamed Emwazi), boia britannico al servizio dello Stato Islamico, apparso tra il 2014 e il 2015 in diversi video che testimoniano l’ uccisione di numerosi ostaggi.

La notizia della sua morte, o quantomeno del suo ferimento, era stata diffusa lo scorso novembre da fonti britanniche e dal Pentagono. La conferma arriva tuttavia solo oggi, attraverso l’ ultimo numero della rivista dello Stato islamico Dabiq, cui l’Isis affida la propria propaganda.

Il boia del gruppo jihadista sarebbe caduto a Raqqa, nel nord est della Siria, sorpreso da un raid americano; così si apprende nel numero 13 della rivista Dabiq, in cui appare un vero e proprio necrologio in onore di Mohammed Emwazi (qui chiamato Abu Muharib al-Muhajir), militante nato in Kuwait e cresciuto a Londra “luogo che odiava come odiava i suoi infedeli abitanti”; elogiato come “martire” e “fratello onorevole”, sempre generoso verso i compagni, come dimostrato quando, ricevuta in dono una “schiava” concubina, decise di regalarla ad un mujahed ferito. “La sua durezza contro i miscredenti si è manifestata con i fatti che hanno colpito tutte le nazioni, le religioni e le fazioni del mondo intero“, recita l’articolo di Dabiq.

Per l’ uccisione di giornalisti come James Foley e Steven Sotloff, Jihadi John era tra i militanti Isis più ricercati dai servizi di Washington e Londra. Comparso per la prima volta in un video risalente al 19 agosto del 2014, il boia, dal marcato accento britannico, è sempre stato filmato con indosso un passamontagna nero, che lasciava scoperti solo gli occhi e la parte superiore del naso. Finalmente identificato, nel 2015 numerose testate riportarono foto del boia a volto scoperto, oltre a nutriti dettagli sul suo passato. Nato in Kuwait da madre yemenita, all’ età di sei anni si era trasferito con la famiglia a Londra, dove ha conseguito la laurea in informatica.
Il governo britannico non esclude che sia stato uno dei membri del gruppo responsabile gli attentati nella metro di Londra.