Dopo alcuni giorni di guerra aperta, con tanto di indietreggiamenti e avanzate, i combattenti dell’Isis hanno finalmente preso il controllo della città di Palmira, in Siria.

La marcia dei terroristi dello Stato Islamico non è stata arrestata delle forze siriane, anche perché ha potuto contare sull’intervento del reparto aereo che ha bombardato i territori circostanti la città, che si strova a 150 miglia a nord-est rispetto alla capitale Damasco.

A destare grande preoccupazione non c’è solo la sorte del sito archeologico di Palmira, considerato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, le cui rovine sono un importante mix di arte greca, romana e persiana, ma anche e sopratutto la vita delle decine di migliaia di persone che lì hanno la loro casa.

È forte l’indignazione per il mancato intervento della coalizione guidata dagli Stati Uniti o dello stesso governo siriana: entrambi gli schieramenti hanno assistito senza muovere un dito all’attraversamento delle forze dell’Isis, fino a che queste non sono arrivate alle porte della città. Solo in queste ultime ore il governo ha dato il via libera all’intervento dell’aviazione, che ha bombardato nuovamente la città, ma non vi sono ancora aggiornamenti su danni o vittime provocate da questo atto tardivo.

I terroristi controllano ora anche la base aerea e militare di Palmira e all’intera città, priva di corrente elettrica da alcune ore, è stato imposto il coprifuoco. Con la conquista di questo importante snodo del nord-est oltre la metà del territorio siriano si può considerare come caduto nelle loro mani.

Attualmente le informazioni riguardanti il patrimonio artistico della città sono discordanti: c’è chi afferma che i membri dell’Isis non abbiano ancora dato il via a saccheggi e devastazioni come quelle viste a Mosul, e chi parla dei primi crolli causati dai bombardamenti (che potrebbero anche provenire dai siriani).

Ciò che invece è certo è che almeno un terzo dei 200mila civili ha lasciato il centro prima o durante gli scontri tra forze lealiste e miliziani dell’Isis. Dopo la conquista sono partite perquisizioni a tappeto e i rastrellamenti, alla ricerca dei miliziani fedeli al regime, e purtroppo le prime foto pubblicate dagli stessi combattenti dello Stato Islamico hanno iniziato a mostrare al mondo le oramai tristemente note file di cadaveri decapitati in abiti civili.