Cesare Tavella, operatore umanitario della Icco Cooperation, è stato ucciso nel quartiere diplomatico di Dacca, in Bangladesh, con diversi colpi d’arma da. Questa la notizia confermata dalla Farnesina. Il suo omicidio è stato quindi rivendicato dall’Isis: “In un’operazione speciale dei soldati del Califfato in Bangladesh, una pattuglia ha preso di mira lo spregevole crociato Cesare Tavella dopo averlo seguito in una strada di Dacca, dove gli è stato sparato a morte con armi silenziate, sia lode a Dio“, questa la rivendicazione della branca locale dell’Isis citata dal Site. “Ai membri della coalizione crociata diciamo: non sarete sicuri nelle terre dei musulmani. E’ solo la prima goccia di pioggia“, conclude il messaggio degli jihadisti, sul quale l’intelligence italiana è ora al lavoro per raccogliere tutti gli elementi utili.

Una rivendicazione che spaventa, poiché mai fino ad ora un italiano era diventato obiettivo dei terroristi dell’Isis. Certo numerosi connazionali sono negli anni rimasti vittime di attentati, ma non si era mai verificata alcuna azione mirata contro di loro, come invece accaduto a persone di diversa nazionalità.

Alla vigilia di un appuntamento chiave quale Giubileo, ecco dunque che l’uccisione di Cesare Tavella fa inevitabilmente salire il livello di allerta anche per il nostro Paese. In effetti l’allarme era scattato qualche giorno fa, quando i servizi segreti di Londra e Madrid hanno chiesto agli europei residenti a Dacca di essere “prudenti soprattutto nella frequentazione di luoghi pubblici”. Ma quello che differenzia questo specifico attacco dai precedenti è proprio la possibilità che l’uomo sia stato scelto come bersaglio in quanto collaboratore di un organismo “cristiano” e come tale in cima alla lista degli obiettivi da colpire. La dinamica precisa dell’agguato a Tavella è ancora in via di definizione, tuttavia a destare la preoccupazione degli analisti è proprio quella definizione di “crociato”, attribuita a Tavella nel messaggio di rivendicazione dell’Isis.

In vista del Giubileo “Roma non sarà militarizzata”, ribadiscono tuttavia i responsabili degli apparati di sicurezza e lo stesso ministro dell’Interno Angelino Alfano. Lo spiegamento di forze sarà comunque imponente, i controlli serrati, molte aree saranno chiuse alla circolazione dei veicoli e accessibili soltanto dopo aver superato i controlli di metal detector e antiesplosivi.