Un video sta circolando in queste ore sul web, pubblicato da un’organizzazione di attivisti con base in Yemen, nel quale si mostrerebbe la terribile esecuzione di massa di circa 200 bambini siriani da parte di alcuni membri dell’Isis.

Il condizionale in questo caso deriva dai dubbi che il filmato sta generando, a partire dalla qualità delle immagini e dai pixel di censura che rendono impossibile accertarsi della reale identità delle vittime del massacro.

Il filmato parrebbe risalire a un anno fa come mezzo di propaganda per l’esercito dello Stato Islamico: il luogo in cui avviene l’esecuzione sarebbe la base aeronautica governativa di Tabqa, poco distante da Raqqa, conquistata dai membri dell’Isis ad agosto del 2014. E secondo quanto riportano alcuni esperti le sfortunate vittime sarebbero 250 soldati siriani e non bambini.

Il ricercatore Charlie Winter ha negato che possa trattarsi di bambini e ha definito la pubblicazione del video con questa descrizione come un atto estremamente irresponsabile nell’ambito di un conflitto “in cui c’è bisogno di chiarezza. Svincolare il video dal contesto – ha argomentato Winter – può essere molto pericoloso“.

La clip originale di circa 30 secondi mostra una lunga fila di persone legate e poste faccia a terra. Un miliziano il cui volto è nascosto impugna un’arma automatica e inizia a fare fuoco da distanza ravvicinata, seguito da altri soldati, provocando la quasi totale incomprensibilità delle immagini del video a causa dell’eccessiva polvere sollevata.

Che si tratti di soldati o bambini il video è stato ripreso da uno dei soldati dello Stato Islamico come messaggio intimidatorio contro tutti i possibili oppositori all’avanzata del Califfato.

D’altro canto non si tratta della prima esecuzione di massa da parte dei soldati dell’Isis, che hanno spesso dimostrato la propria ferocia insensata attraverso atrocità di ogni tipo: decapitazioni, lapidazioni, smembramenti e roghi.