Dopo la tragica esecuzione del pilota giordano Muad Kasasbeah da parte dei militanti dell’Isis, ci sono ancora una quindicina di ostaggi nelle mani dello Stato islamico o di gruppi che si possono ricondurre a gruppi affini a questi boia. E purtroppo c’è anche un italiano:  Padre Paolo Dall’Oglio, gesuita romano scomparso in Siria nel luglio di due anni fa. Ha vissuto nel paese per trent’anni – fino alla sua espulsione nell’estate del 2012 – nel nome del dialogo tra l’Islam ed il Cristianesimo.

Il più conosciuto tra gli ostaggi è il giornalista britannico John Cantlie. Un prigioniero apparso in diverse occasioni in video di propaganda del Califfato – in particolare dalla città siriana di Kobane e poi da Mosul in Iraq. Il reporter era stato rapito insieme a James Foley nel novembre del 2012 – come molti di voi ricorderanno il suo collega è stato decapitato – il primo della serie – dai jihadisti nello scorso mese di agosto.

C’è poi una cooperante Usa la cui identità finora non è stata ancora rivelata. Ne ha parlato Barack Obama durante un’intervista alla Nbc. Le uniche cose che si sanno è che ha ventisei anni ed è stata rapita nell’agosto del 2013 in Siria. Il presidente Usa dice che il paese è “al lavoro con gli alleati della coalizione per localizzare il luogo” dove è tenuta prigioniera. Un altro prigioniero è Samir Kassab, un cameraman libanese che lavorava per il canale satellitare Sky News Arabia – ed è stato sequestrato lo scorso 15 ottobre mentre lavorava vicino ad Aleppo in Siria.

Un altro ostaggio è il reporter mauritano di Sky News Arabia Ishak Mokhtar - anche lui sequestrato vicino ad Aleppo il 15 ottobre. All’elenco mancano ancora due voci. I 3 operatori della Croce Rossa, che sono stati rapiti nell’ottobre del 2013 nella provincia siriana di Idlib – secondo fonti giornalistiche americane gli autori del rapimento sarebbero miliziani qaidisti -, e sette soldati libanesi – prelevati  lo scorso agosto nella città libanese di Arsal al confine con la Siria.