Conferenza Stampa conclusiva del primo vertice internazionale della coalizione contro l’Isis, lo stato islamico che tanto fa parlare di sé in questi ultimi mesi. Si è trattato di un summit ristretto, perché sono stati invitati solo 21 paesi dei 60 che fanno parte della coalizione. In quella sede sono state discusse le strategie nella lotta al terrorismo – compresi i sistemi di finanziamento del califfato -, il contrasto ad un fenomeno come quello dei foreign fighters, ed infine gli aiuti umanitari per le popolazioni che si trovano sui teatri di guerra.

Le notizie divulgate dal segretario di Stato John Kerry sono confortanti per l’Occidente: i jihadisti “hanno perso slancio e arretrano“, “L’Iraq e i suoi partner internazionali hanno eliminato migliaia di combattenti dell’Isis e il 50% della sua leadership“. A questi numeri bisogna aggiungere le stime del Pentagono secondo le quali sarebbero stati uccisi oltre 6.000 combattenti dell’Is. In questo caso la notizia viene da un’intervista concessa ad Al Arabiya dall’ambasciatore americano in Iraq Stuart Jones., che ha poi aggiunto come siano anche “stati distrutti oltre un migliaio di mezzi dei combattenti jihadisti soltanto in Iraq“.

Insomma, la guerra contro l’Isis sembra andare bene, visto che, secondo il segretario di Stato Usa, le truppe irachene, sostenute da 2.000 raid aerei, avrebbero anche riconquistato 700 chilometri quadrati di territorio. Sul fronte della guerra aperta, l’ultima mossa della coalizione, secondo John Kerry, sarebbe quella di potenziare l’esercito iracheno con la creazione di 12 nuove brigate.

I buoni risultati del conflitto aperto non fanno dimenticare agli Usa che la lotta deve essere fatta “a livello globale. Serve quindi una risposta globale. Apprezziamo il contributo di ogni membro della coalizione anti-Isis ma c’è comunque il bisogno di una coordinazione da parte di un gruppo ristretto“. Perché sconfiggere l’Isis è un “compito difficile” e per arrivare a questo obiettivo “non ci sono scorciatoie“. E non tutto viene fatto per il meglio, la coalizione – ad esempio – deve fare di più per tagliare le finanze ai jihadisti. Ma in questo caso la questione è molto più complicata.

Foto: Center for American Progress Action Fund