Le notizie si rincorrono furiosamente nelle ultime ore, ma ormai appare praticamente certo che Abu Bark Al Baghdadi, il leader dell’Isis e autoproclamatosi Califfo dello Stato Islamico, non sarebbe stato nel convoglio che domenica è stato colpito dal raid aereo iracheno lungo il confine con la Siria.

A confermare la notizia sarebbe la stesse forze di sicurezza dell’Iraq, che avrebbe così smentito quanto affermato dalle fonti governative irachene nella serata di ieri, quando si era diffusa la notizia che al Baghdadi sarebbe stato ferito, poi soccorso dalle forze dell’Isis e trasportato a Karabla, un centro urbano nei pressi del luogo colpito dal raid.

Fonti mediche e abitanti di Karabla in questione hanno quindi confermato l’ultima versione diffusa dalle agenzie di stampa di tutto il mondo. È invece stata assodata la presenza nel convoglio di otto figure chiave dell’organigramma del gruppo terroristico, che si sarebbero dirette insieme a un incontro tra i vertici: in questo senso il raid avrebbe comunque assestato un colpo significativo alle capacità organizzative dell’Isis.

Su Twitter i rappresentati dei combattenti per lo Stato Islamico hanno in ogni caso confermato che anche se lo stesso Baghdadi fosse stato ucciso il Califfato, che comprende vaste aree dell’Iraq e della Siria, sarebbe ugualmente sopravvissuto e avrebbe continuato ad espandersi.

D’altro canto non si tratta della prima volta che il leader dell’Isis viene dato per morto o ferito gravemente: puntualmente notizie del genere sono state smentite dai fatti o pesantemente ridimensionate.

A maggio, per esempio, varie fonti avevano diffuso la notizia che il leader dell’Isis sarebbe stato seriamente ferito durante un raid delle forze americane e che avrebbe riportato importanti lesioni alla schiena che gli avrebbero dovuto impedire di riprendere il proprio ruolo di guida.

Tuttavia successivamente è comparso un messaggio audio di Al Baghdadi nel quale il Califfo chiedeva a tutti i musulmani di intensificare gli attacchi contro l’Occidente e di spostarsi nei territori del Califfato per combattere le forze nemiche.