Non è proprio corretto definire una banca dell’Isis il magazzino sito a Mosul bombardato oggi dalle forze americane, ma nell’edificio si stima che fosse stoccata valuta equivalente a svariati milioni di dollari (neanche le forze statunitensi riescono a fare stime esatte) con le quali lo Stato Islamico riesce a finanziarsi.

La città irachena è stata dunque colpita da due bombe da quasi una tonnellata ciascuna, ha confermato un ufficiale dell’esercito americano, secondo il quale già in passato sarebbero stati presi di mira simili obiettivi. A quanto pare nei bombardamenti sarebbero rimasti uccisi dai cinque ai sette civili, hanno riferito le stesse forze americane.

Nell’ultimo periodo gli sforzi della coalizione guidata dagli Stati Uniti si sono concentrati sulla distruzione degli strumenti di finanziamento dell’Isis, a partire dai bombardamenti ai camion che trasportano il petrolio dello Stato Islamico attraverso la Siria. La vendita del petrolio (che porterebbe nelle casse circa 450 milioni di dollari all’anno) non è però l’unica opzione che l’Isis ha a disposizione per sostenersi economicamente. Come stabilito dagli analisti il sistema di tassazione messo in piedi lungo i territori occupati può fregiarsi di un nutrito numero di esattori.

Quelle chieste dallo Stato Islamico non sono tasse qualunque, ma si rifanno alla zakat, uno dei cinque Pilastri dell’Islam, una sorta di elemosina o tassa obbligatoria per ogni buon musulmano, che stando all’interpretazione dell’Isis deve essere elargita a coloro che stanno combattendo una guerra santa.

Secondo alcune testimonianze le percentuali chieste dall’Isis sui guadagni della popolazione sarebbe del 2,5% del capitale delle fasce più ricche, 5%dei proventi derivanti dai raccolti irrigati e il 10% di quelli alimentati dalla pioggia, più alcuni giorni di servizio per il personale medico, costretto a prestare i propri servigi una volta alla settimana negli ospedali: secondo alcune stime fornite dai contadini siriani e da ufficiali iracheni la zakat derivante da grano e cotone ammonterebbe a circa 20 milioni di dollari, mentre le tasse sui dazi doganali avrebbero portato quasi 120 milioni nelle casse dell’Isis.

A Mosul intanto l’Isis avrebbe fatto irruzione in cinque tra le maggiori strutture ospedaliere per fare rifornimento di materiale medico indispensabile per prestare soccorso ai feriti tra le fila del proprio esercito, in numero crescente a causa dell’intensificarsi dello scontro con le truppe governative.